Le 9 muse dei desideri. Case Editrici e scrittori esordienti:

Oggi, mentre ero al lavoro, la bibliotecaria è venuta  a salutarmi* ed a dirmi che aveva parlato di me al Sig. Franco Bonilauri, docente di matematica in pensione di cui sto leggendo un libro di racconti. Quando le ho detto che avevo intenzione di comperarlo (la bibliotecaria aveva dato l’opportunità al Sig. Franco di presentare il libro in biblioteca ed alcune copie destinate alla vendita erano rimaste invendute dopo la presentazione) mi ha detto:”Bene, sono proprio contenta, è un libro bellissimo.” “Sono d’accordo” le ho risposto”Non l’ho ancora finito ma i primi tre racconti mi hanno davvero emozionata tantissimo” (Il primo mi aveva fatto piangere in realtà, un racconto toccante e profondo sulla ruralità emiliana che avevo trovato solamente nei miei nonni). Sorridendo ci avvicinammo al bancone della biblioteca e lei aggiunse “Gli ho parlato del nuovo libro che stai scrivendo e gli ho mostrato quello che hai scritto per l’Università, è rimasto molto sorpreso nello scoprire che aveva un codice ISBN”.

Ora, il codice ISBN è il codice numerico inserito sopra il codice a barre e serve per identificare il libro nei motori di ricerca e nelle librerie, sia nazionali che internazionali. E’ il nome, senza quello il libro non può avere molte speranze di diffusione. Il codice ISBN può essere fornito solamente dalle Case Editrici (piccole o grandi che siano).

“Ah, beh… me lo ha stampato una casa Editrice…” ho risposto sentendomi un po’ in colpa. La bibliotecaria mi sorrise ed aggiunse “Mi ha chiesto con chi pubblicherai i racconti così abbiamo cercato il nome della Casa Editrice di Torino che avevi detto ma su internet non siamo riusciti a trovarlo… mi fai vedere tu, per favore?” “Ok” Mi sono messa al computer ed ho digitato www.9muse.net facendo apparire magicamente la pagina iniziale. “Ah, 9 è scritto in numero! Noi lo scrivevamo in parola…” Dopo la breve chiacchierata le ho detto di fare i complimenti al Sig. Franco lei mi ha ricordato di presentare il libro nella sua Biblioteca quando uscirà, ci siamo salutate e sono andata a prendere la macchina per tornare a casa.

Mentre guidavo ho dovuto spegnere la radio per permettere ai miei pensieri di ronzarmi meglio in testa. Pensavo al Signor Franco Bonilauri ed al suo libro “10 STORIE d’amore, di morte e di altri tragicomici eventi”, al mio amico Graziano “Ciano” Marani ed al suo “Normale senza PB, Un pieno di quotidiana leggerezza” ed al fatto che si erano dovuti trovare i soldi per pubblicare i loro racconti. In un modo o nell’altro questi due scrittori erano stati costretti a pagare di tasca propria per immettere sul mercato due libri che tutti meriterebbero di leggere. Hanno lavorato sodo, hanno racimolato i soldini, hanno pagato e sono stati pubblicati. Ovviamente senza codice ISBN.

Quando io ho scritto i miei racconti, nella solitudine della mia camera da letto, non pensavo minimanente ad una pubblicazione. Li ho scritti perchè mi andava, avevo qualcosa da dire e volevo trovare uno sfogo, una catarsi attraverso la scrittura. Quando, dopo due o tre anni di racconti accumulati, me li sono trovata in una bella cartellina sul Desktop ho pensato che, forse, potevo proporre a qualche casa Editrice di pubblicarmeli. Dopotutto, ho pensato, se scrive un libro Marina Ripa di Meana perchè io non posso? Così ho cercato su internet vari nomi di Case Editrici ed ho inviato la mia cartellina via posta elettronica allegando una breve presentazione di me e del mio lavoro.

Ecco i tre esempi di Casa Editrice con cui ho avuto a che fare:

1- LA CASA EDITRICE FANTASMA: sono quelle case Editrici a cui ho inviato i racconti e da cui non ho più avuto risposta. Non mi hanno nemmeno detto via mail “Abbiamo ricevuto il suo materiale e lo esamineremo”. Assolutamente nulla, silenzio assoluto. Questo genere di C.E. sono quelle che ti fanno pensare di essere solamente un puntolino microscopico nel grande disegno della vita e di non essere nemmeno da prendere in considerazione per un atto di gentilezza.

2- LE CASE EDITRICI MASCHERATE: per C.E. mascherate intendo definire quegli Editori che sono Editori solo di nome ma che, per quanto riguarda il loro lavoro non hanno la minima coscienza sociale. Questi sono quelli che mi hanno risposto, più o meno:  “Gentile Sig.na abbiamo ricevuto i suoi racconti e li abbiamo trovati molto interessanti. Ci sono piaciuti a tal punto che pensiamo di pubblicarli. Lei ci paghi due rate da 450 € e noi adempiremo al contratto allegato.” Questi pazzi non hanno la minima idea di quanto ci voglia a mettere da parte due rate da 450 € (che fanno 900 € in totale) e, a meno che tu non sia Umberto Eco non potrai mai recuperare i soldi con il 5 % che guadagni sopra ogni vendita (ponendo il libro a 10 € il guadagno è 0.50 cent. per ogni libro venduto). Le prime volte ho provato a mediare con loro dicendo che potevo rinunciare alla mia percentuale se mi avessero pubblicata gratis. Mi è stato gentilmente risposto che “I termini del contratto non sono negoziabili e, anzi, erano estremamente vantaggiosi”. Quindi, secondo loro, dovevo pagare di tasca mia per pubblicare. Loro mettevano solamente il logo sulla copertina. Beh, i termini sono sicuramente vantaggiosi per voi !

Dopo queste esperienze avevo quasi perso del tutto la speranza… mi sentivo presa in giro e pensavo di non essere all’altezza delle mie aspettative. E pensare che ci avevo messo l’anima in quei racconti… avevo continuato a leggerli ed a migliorarli per tre anni prima di spedirli e alla fine nessuno era disposto a darmi una opportunità. Che schifo. Anche Andre era avvilito poverino! Nonostante cercasse di tenermi su di morale si vedeva che era triste e sconsolato per la mia situazione editoriale.

LA CASA EDITRICE CON L’ANIMA: Poi, un giorno miracolosamente la mia mail ha fatto apparire la risposta positiva ed incoraggiante di una piccola casa Editrice di Torino che mi faceva i complimenti e mi chiedeva se volevo pubblicare con loro. Mi tranquillizzava anche aggiungendo che non mi chiedeva soldi e che per qualsiasi cosa potevo telefonare al numero in fondo alla mail. Se volevo pubblicare?! Il cuore mi si era fermato e il cervello aveva fatto lo stesso rumore del fornetto a microonde al termine della cottura. Senza aspettare un secondo di più ho telefonato all’Editrice e, tentando di formulare delle frasi di senso compiuto, ho cercato di ringraziarla e per sapere se davvero davvero davvero voleva pubblicarmi. Che figura di M***da devo avere fatto! Sembravo un’isterica. Fortunatamente per me è un’editrice che non si impressiona facilmente.

E’ strano come cambi la tua vita in pochissimi secondi. Un sogno realizzato può darti così tanta gioia, tanto calore. Dopo la telefonata con l’Editrice di 9muse.net ho saltato in giro per la casa, telefonato a TUTTI, preso la bici e corso ad avvertire Andre irrompendo sul suo luogo di lavoro. Cavolo che esperienza! Mi sono sentita come Cenerentola quando il Principe le ha infilato la scarpina. Sono io! Proprio io la fortunata! La nuova Regina tra poco sugli scaffali delle librerie di tutto il regno!

Quindi… l’unica cosa che posso dire ancora è questa: credete sempre in quello che fate, credete nei vostri sogni. Nell’aria attorno a voi c’è un desiderio che aspetta di essere avverato!

Elly.

* Lavoro nello stesso edificio della biblioteca pubblica di un piccolo paese vicino a Reggio Emilia.

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4 thoughts on “Le 9 muse dei desideri. Case Editrici e scrittori esordienti:

  1. Ti hanno chiesto solo 900 euro? La casa editrice “il Filo” che pubblica qualunque cosa uno scriva, me ne aveva chiesti più del doppio. Se l’editore fosse con le spalle robuste, 900 euro come contributo spese e di partecipazione al rischio, non sarebbero poi molti, assai meno di quanto costa produrre in proprio, il problema è che se la casa editrice è “piccola” non ha la forza d’urto di promuovere il libro attraverso presentazioni e conferenze, e può magari appoggiarsi a una rete di vendita che può anche avere dimensione nazionale, ma per quanto possa valere il venditore, è sempre il libraio che decide se acquistare o meno. Allora l’editore in questione non può fare altro che dare il libro in conto vendita a qualche libreria locale, sperando che qualcuno, magari attratto dal titolo, lo compri e attivi il passaparola. E’ stato calcolato che la vita media del libro di un esordiente, posto su uno scaffale il libreria (il libro, intendo) è di 17 giorni, poi scompare, svanisce, evapora.
    Resta tuttavia il fatto che se 9muse ha deciso di pubblicare senza richiedere contributo, certamente deve aver considerato l’opera molto buona e avere una grande propensione al rischio. Forse è davvero alla ricerca di nuovi talenti; ho visto che ha solo 2 titoli a catalogo e uno è della responsabile editoriale.
    Io mi sono deciso a produrre in proprio, un po’ per l’insistenza di tanti amici e colleghi che avevano letto alcuni racconti, un po’ perché lo avevo promesso ai miei allievi, e un po’ per poter presentare la raccolta a qualche editore di peso, in una veste tipografica dignitosa. Mi è stato detto, da chi conosce bene l’ambiente, che il più delle volte, il plico di fogli dattiloscritti viene cestinato, mentre un volumetto rilegato, magari qualcuno se lo porta in treno o lo legge al cesso. Volete saperne un’altra? C’è un responsabile editoriale di una importante casa editrice, che legge subito la pagina 54 e poi decide se continuare o cestinare il lavoro. Quindi scrivete almeno 55 pagine e non scrivete stronzate nella 54.
    Per maggiori dettagli comunque provate a consultare “Il rifugio degli esordienti” c’è tutto ciò che si deve sapere per non rimanere fregati.
    In ogni caso guardo con soddisfazione all’entusiasmo di Elly, in fondo dovremmo sempre conservare i nostri sogni; un giorno potremmo averne bisogno,

    Dimenticavo: mi rivolgo a chi ha letto “10 STORIE d’amore, di morte e di altri tragicomici eventi”. Quale personaggio politico vi fa venire in mente il Cavalier Bernardoni al quale viene trapiantato il cervello?

    franco bonilauri

  2. Non ho apprezzato per nulla il libro e con questo thread voglio rivendicare il diritto di chiunque a dire che IL “10 STORIE d’amore, di morte e di altri tragicomici eventi” FA SCHIFO.
    Sottofilosofia spicciola allo stato piú basso e veramente pochi spunti per riflettere
    Inutile libricino, credo che siano queste le parole più utili a definirlo.

    Cordialmente un salutone

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