De indifferentia

La cosa che più mi turba in assoluto è l’indifferenza. L’indifferenza della gente, delle istituzioni, del mondo in generale. L’altro ieri, quando si parlava del grande problema dei pirati in Somalia il giornalista riportò la notizia che l’Europa era indecisa se muoversi o meno perchè, sì, effettivamente abbiamo molti commerci laggiù ma, altrettanto effettivamente non possiamo scompensare i raffinati equilibri che intercorrono tra i Paesi.

Non c’è nessuno, tantomeno tra gli altissimi papaveri, che faccia le cose perchè devono essere fatte.

Io lo faccio. Non me ne vergogno a dirlo. Mi hanno fregata, delusa, ingannata. Io resto fedele a me stessa, perchè solo così posso essere felice ed orgogliosa di me. Sono per la folosofia del “Deve essere grato chi dona” .

Ora, ciò su cui vorrei puntare il mio paffuto indice è l’indifferenza verso la politica. Nei giovani, nei vecchi, nei signori di mezz’età e nelle dame da salotto. Le campagne elettorali si giocano da troppo tempo sulla cosiddetta fetta degli indecisi. Lo trovo vergognoso, riduttivo ed irritante. Non proseguirò oltre nell’invettiva perchè è inutile e totalmente sterile. Le persone con una coscienza sociale non hanno nulla da imparare da me, e quelle che non ce l’hanno non la acquisiranno certo ora. Mi limiterò a trascrivere un discorso di Calamandrei, membro dell’Assemblea Costituente.

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé.

La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perchè si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.

Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica. E’ un po’ una malattia dei giovani l’indifferenzialismo. “La politica è una brutta cosa. Che m’importa della politica?”

Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversavano l’Oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda al marinaio: “Ma siamo in pericolo?” E questo dice: “Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda”. Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: “Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda!”. Quello dice: “Che me ne importa? Non è mica mio!”.

Questa è l’indifferenza alla politica.

Io umilmente aggiungo: purtroppo non è più solo la politica che trova tutti indifferenti.

Elly

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