Peripatetiche

booksPasseggiando con la mia amica A, una domenica pomeriggio, ci siamo ritrovate a parlare di libri. Come sempre la conversazione è convertita sul fatto che in Italia c’è poca cultura della lettura e del libro in genere, su come ci sentiamo poco rappresentate dalle statistiche “librarie” di fine anno e su chi/comeeperchè si legga così poco.

Lei, che ha sempre un punto di vista molto alternativo ed un’oratoria invidiabile, mi ha spiegato perchè, secondo lei, è così poco diffusa la passione del leggere: praticamente, un sacco di secoli fa, quando il “sapere” era conservato dalla Chiesa e l’educazione era ad esclusivo appannaggio dei religiosi, le menti italiche si sono assuefatte alla  narrazione, senza ricercare riscontro nella parola scritta. “La Bibbia in forma scritta” ha proseguito “è una cosa recentissima; prima si tentava di divulgarla attraverso le funzioni religiose e, essendo  scritta in latino, era molto difficile che la gente comune potesse comprenderla. Quando poi, con l’avvento della stampa, il popolo ha potuto leggere ed analizzare individualmente le Sacre Scritture, sono nate delle dispute legate all’interpretazione, a volte soppresse nel sangue, perchè si discostavano troppo dalla “Versione Ufficiale”.

Cavolo, ho pensato, non avevo mai considerato questo aspetto… sicuramente non è la sola causa ma certamente ha contribuito a formare l’idea dell’italiano medio rispetto alla lettura. Abbiamo passeggiato e chiacchierato tutto il pomeriggio, analizzando e sviscerando la questione, devo dire che mi piace parlare con lei, ogni volta che ci lasciamo mi  sento più intelligente.

Elly

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3 thoughts on “Peripatetiche

  1. le menti italiche erano davvero assuefatte alla narrazione ? Insomma ….

    purtroppo le statistiche dicono che, nonostante la mole dei libri stamapati si legge sempre meno. Nonmeno del medioevo, ma di 20 / 30 anni fa …

  2. piccole precisazioni(e scusa se sono una pugnetta!!): la Bibbia è in forma scritta da moooooooltissimo tempo (ci sono dei manoscritti meravigliosi di IV secolo ad esempio), ma ne veniva negata la lettura e libera interpretazione (il periodo di cui ti parlavo era quello di pochi anni precedente la riforma luterana, 1517); non è tanto l’assuefazione alla narrazione, ma l’impossibilità di senso critico essendo negato l’accesso diretto alle fonti, nel caso specifico alla fonte-bibbia.quando poi, prima del concilio di Trento (definitivamente chiuso nel 1563) la chiesa ne esce ristrutturata sotto vari aspetti, si accentua quella componente di intransienza nei confronti dell’interpretazione dl Libro.solo la chiesa è in grado di valutare i contenuti e spiegarli, della bibbia. il popolo è ignorante.nei paesi che man mano hanno aderito alla riforma, al contrario, un momento fondamentale della vita del credente era proprio la lettura delle sacre scritture: questo comporta farsi da soli un’idea, accettare o meno certe “rivelazioni”, ecc. per quel che mi riguarda la’efetto brutale di secoli e secoli di allontanamento dal più grande best-seller della storia, non solo è oggi la disabitudine alla lettura, ma il fatto di credere che se un libro dice una cosa sia la verità assoluta, senza considerare che di un argomento possono esserci svariate interpretazioni, svariati punti di vista.qualsisi fatto umano deve essere considerato e studiato nelle categorie del “qui e adesso”: non si può considerare una vicenda con un metro ideale che si ha in testa, ma bisogna contestualizzare. 🙂

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