The thong affair

Devo dire che questo argomento mi crea un po’ di disagio…

Mi sono sempre illusa che le mutande, i tanga e le coulotte fossero una argomento strettamente personale, una vanesia questione privata dai risvolti (probabilmente) sessuali.

Ma, se non vivete in un eremo, avrete  notato che, negli ultimi due anni una proliferazione di mutante con la malsana tendenza a sbucare da pantaloni troppo attillati. Nel caso degli uomini si tratta di boxer, nel caso delle donne di tanga. Ma è sempre così?

Evidentemente no.

Tutta l’Italia -allo stato attuale delle cose- si culla nell’illusione che, se una cosa è di moda, è accettabile indossarla. La giustificazione risiede a monte, nell’olimpo dell’abbigliamento, dove modelle skinny possono mettere anche un sacco del pattume con la consapevolezza che nessuno avrà nulla da obiettare sulla cosa.

Ma nel mondo reale è molto diverso.

Le persone hanno la tendenza a credere che anche la cosa più raccapricciante, vista un milione di volte, diventi automanticamente “normale” e, per questo, accettabile dai più.

Questo spiegherebbe anche il successo di Noemi Letizia e del Jersey Shore.

Effettivamente noi tutti subiamo una sorta di anestesia pubblicitaria per cui qualsiasi prodotto può essere consumato senza troppi problemi da parte dell’utente finale, basta che anche tutti gli altri lo facciano.  Una sorta di deresponsabilizzazione collettiva. Il problema è che l’utente finale non è sempre una super top skinny model dall’aspetto vincente. Nel mondo reale ci sono anche persone con forme abbondanti che hanno la stessa dignità delle prime ma che vengono esposte al pubblico ludibrio in nome della moda ed a causa di una scarsa fiducia in se stesse.

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8 thoughts on “The thong affair

  1. Senza contare quelle che pur avendo il fisico adatto indossano delle brutture abominevoli e si sentono super fighe solo perché quel vestito che cade malissimo o di comprovato pessimo gusto lo hanno pagato fior di quattrini.

    Per una volta però non voglio scaricare la colpa sulla pubblicità: se non hai il fisico, non hai il fisico! Non so quanto si tratti di fiducia in se stessi quando proprio non ti rendi conto di come sei fatta, del tuo “contesto” insomma, perché un abito (come ha saggiamente detto la mia amica Little Miss Betz) va necessariamente adattato al contesto!

    E’ vero, potreste obiettare che gli abiti alla moda non ppresentano modelli adatti a tutte le taglie! Ma … anche con la taglia giusta, se un vestito non ti valorizza, anzi accentua i tuoi difetti, sei tocca! non sei insicura!

    Io però ho un’atteggiamento ambivalente verso le “xl” che vestono da “small”… a volte le invidio per la sfrontatezza, a volte le compatisco per l’imbruttirsi in modo inverosimile! attenzione! non credo all’equazione magro=bello, anzi! Ma è anche vero che quando un abito cade male su una magra difficilmente si sente dire “Le mancano le forme”, più spesso capita sentire “eh, però è magra” con ammirazione.
    E questo si! questo è colpa della pubblicità e delle copertine: averci disabituato a riconoscere la bellezza, riconoscendo come tale lo “standardizzato” (photoshoppato!!!)
    Questo mi manda in bestia!

  2. Io sono un po’ cicciottina e, sinceramente, faccio fatica a trovare la mia taglia nei negozi… o meglio, trovo degli abiti/maglie/pantaloni orrendi con fantasie da vecchia.
    Una volta, addirittura, sono andata a prendere una maglietta in un segozio pre maman.
    Odio seguire la moda come una pecora, mi vesto come mi pare, ma è sempre più difficile trovare capi d’abbigliamento adatti alla tua età che non ti facciano sembrare una vecchia.
    Stando alle taglie proposte dai negozi, poi, sembra che tutti in Italia siano del peso/forma ideale.
    E’ davvero svilente, credetemi…

  3. Beh, io sono un po’ di parte essendo grassottella… devo dire però che questo è un argomento abbastanza scomodo per me.
    @ Cle: sono d’accordo sul binomio invidia/raccapriccio verso le persone supersize che vestono in modo aderentissimo.
    Credo che la moda, però, “serva” ad indicare quale tipo di abbigliamento sia adatto alle varie situazioni nella vita.
    Ho sempre in mente, ad esempio, la puntata di Sex and the City in cui Carrie va alla casa in montagna di Hayden e scende dalla macchina con un tacco 15 sprofondando nella terra. Ecco, quello per me è essere fuori contesto, quindi, Carrie non può essere considerata alla moda in quel caso. Capito ciò che intendo? La moda dovrebbe essere un mezzo, non un fine.
    @ Princess Mononoke: Ti dico solo che gli ultimi jeans che ho comprato erano da uomo perchè nelle taglie femminili ci entravo solo fino al ginocchio. Sob.

  4. Il problema delle taglie fasulle poi è un altro capitolo… ormai vado a occhio! perché son tutte sfasate le taglie.
    Non sono al 100% d’accordo sul fatto che la moda ha il compito di suggerire come vestirsi. O sarà che per me la moda (ma anche il prèt a porter, non solo l’alta moda) è qualcosa di distante dal mio mondo, ma mi sembrano più “opere d’arte” che indicazioni su “cosa fare se…”.
    Anche io faccio fatica a comprare vestiti e scarpe sia per il fatto delle taglie fasulle di cui sopra (e porto una 44/46 dipende dal periodo) sia perché quello che vedo nelle vetrine non mi rispecchia e vestirmi “alla moda” a scapito di sentirsi a proprio agio (e del portafoglio) non è mai stato nella mia lista delle cose da fare.
    Se la moda si “abbina” al mio stile, ben venga! se no… ciccia!
    Certo… a volte, specie per il lavoro che faccio, mi sono trovata circondata da magrissime e griffatissime colleghe, e la cosa per qualche minuto mi ha fatto sentire un pesce fuor d’acqua, ma se avessi dovuto “reagire” griffandomi a mia volta per sentirmi meno insicura avrei ottenuto una “me” artificiale, ancor più insicura!
    Credo che dobbiamo avere un attimo il coraggio di scrollarci di dosso la paura di non piacere.
    E se proprio non troviamo qualcosa che paccia A NOI in vetrina, possiamo imparare a cucire! ;D

  5. @ Lario: grazie a te 😀
    @ Exp A: aspettiamo pazientemente foto che comprovino la tua abilità… la curiosità mi assale!

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