Pensieri di viaggio, una raccolta.

valigia_280x0 Alla fine sono partita.

Non è che fosse così automatico, nemmeno dopo che avevo ottenuto il lavoro.

Ho pensato e ripensato cercando di capire se fosse la cosa giusta da fare, mi sono data scadenze mentali, mi sono confrontata ma niente; alla fine sono partita senza sciogliere nemmeno uno dei dubbi che mi hanno accompagnata fino ad oggi.

Credo che non riuscirò a sapere con certezza se ho fatto la scelta giusta fino a che non sarà trascorso un ragionevole lasso di tempo. E’ sempre così con le scelte radicali: un salto nel buio, sperando che in fondo alla caduta ci sia un tappeto elastico.

Una cosa buona però l’ha sicuramente portata con sè, questa decisione: l’affetto ed il sostegno degli amici e della famiglia, una specie di orgoglio condiviso, di fierezza che mi ha accompagnato fino a qui, oggi.

Mi è piaciuto molto prendermi il tempo per saluare più persone possibili, è stato appagante abbracciare e sussurrare all’orecchio parole d’affetto. E’ una cosa che consiglio a tutti di fare, prima o poi. Dopotutto non sappiamo mai per certo dove ci porterà un viaggio.

Sono arrivata a Bourges giovedì scorso, alle 19:13.

Gli amici mi sono venuti a prendere alla stazione e sono stata felice di vederli.

Una settimana fa, quindi, è cominciata la mia vita qui, senza Andrea.

Mi ripeto che è una parentesi breve, di qualche mese; in realtà quando arriva la notte non è per niente così.

Quando arriva la notte i miei occhi si riempiono e mi rendono impossibile scrivere ancora.

E’ una strana cosa la nostalgia. Un po’ come l’amore. E’ un sentimento universale che assume una diversa sfumatura per ogni persona. Sinceramente non ho capito se soffro di nostalgia oppure mi piace crogiolarmi nei pensieri domestici. Forse il fatto di soffrire per qualcosa di così lontano da qui mi fa sentire più vicina alle persone che ho lasciato. Forse è un modo un po’ cattolico di sentirsi meno traditrice.

Nel corso degli anni la lontananza da casa, l’emigrazione, è stata vissuta con sentimenti differenti. Alla fine della seconda guerra, mi raccontava la nonna, si andava via per cercare un lavoro; una vita migliore; oggi ci sono tantissime povere anime che arrivano con il cappello stracciato in mano e, chissà come mai, pensiamo di essere talmente superiori a loro che basta chiudere gli occhi per farli sparire.

Io, dopotutto, sono una privilegiata.

Questo me lo devo ripetere. Sempre.

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2 thoughts on “Pensieri di viaggio, una raccolta.

  1. …. un po’ di malinconia è normale, ed anche quell’incertezza iniziale! La vita però va affrontata “di petto” e quando tornerai a casa ti accorgerai che non è cambiato nulla o quasi in tua assenza! Ti accorgerai che sono le esperienze di questo tipo che ti fanno crescere e ti fanno sentire davvero “viva”! Coraggio, per quel che vale, hai anche tutto il mio appoggio morale! 🙂

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