Le Pen is not on the table (and I feel fine)

Oggi, 8 Maggio 2017, anniversario gallico della fine della II Guerra Mondiale, Marine Le Pen non è stata eletta alla Presidenza della Repubblica.

Io ho disfatto la mia valigina di cartone. Mi sa che posso restare ancora un po’.

92% di voti per Macron, a Parigi.

le pen macron

A Parigi non hanno paura degli immigrati, anche perché non ci sarebbe chi pulisce le stazioni dei treni e delle metropolitane; siete pregati di rimettere il naso storto nella naturale postura perché sapete esattamente che è così. Non si può mettere manodopera qualificata a fare un lavoro di basso livello, costerebbe troppo.

Comunque, considerazioni borghesi a parte, l’importante è che la chère Marine abbia perduto al gioco delle sedie e che il pimpante Manu abbia preso gli oneri e gli onori della suddetta Repubblica. Manu è un giovinotto appassionato di banche che si professa essere super partes, né di destra né di sinstra – il che per me si traduce automaticamente con l’essere di destra, ma credo sia una mia deformazione campagnola, come la gotta- e di lavorare pour la France. Staremo a vedere; intanto ieri sera, mentre attendevo trepidante i risultati delle elezioni sul sito del Governo (e che ho dovuto leggere su quello de Le Figaro perché quello ufficiale lo hanno aggiornato due ore dopo rispetto alla stampa liberale) ero tutta un fascio di nervi: possibile che siamo arrivati a questo punto? Possibile che FN abbia una chance?

Ma certo che sì. Sciocca. Ha una chance proprio perché in democrazia tutti hanno diritto di parola: io, tu, il movimento 5 stelle, i vegani. Tutti. Ma proprio tutti.

Jessica Fletcher e l’episodio delle lettere anonime

C’è qualcuno tra voi eretici che non conosce Jessica Beatrice Fletcher nata Mac Gee?

angela-lansbury-1Spero ben di no perché non mi va di scrivere lo spiegone. Se per caso sentite l’esigenza di approfondire o peggio! siete nati dopo l’anno 2000, potete cliccare qui ma sappiate che facendolo sentirete risuonare la mia voce garrula e solerte esclamare shame on you!

Detto questo, passiamo alle cose importanti. In uno degli episodi ambientati a Cabot Cove (nel Maine) una donna “vittima di incidente domestico in vasca da bagno” – che i più avveduti tra voi classificheranno già come vittima di omicidio di primo grado- aveva denunciato il suo assassino tramite una lettera che aveva fatto spedire da una fidata vicina qualche giorno prima di morire.

Ingegnoso e quanto mai inutile tentativo di prevenzione.

L’assassino sapendo della missiva e volendo mascherare le sue malefatte ha la brillante idea di scriverne un centinaio a mano, a macchina, su carta profumata, su carta bianca, su pergamena e di inviarle a tutti i cittadini rivelando i peccatucci di amici e parenti prossimi sperando, in questo modo, che quella che lo incolpa venga inghiottita e dimenticata nel mare di lettere anonime che lui stesso ha inviato. Perché se è vero che sa di essere stato denunciato tramite posta, non conosce l’effettiva forma del messaggio e questo lo porta a contraffarne di ogni foggia e colore.

Ovviamente Jessica riuscirà a smascherare il cattivone scoprendo che una ed una sola tra queste missive era stata spedita da un villaggio vicino e non da Cabot Cove (nel Maine). Jessica è sempre molto confortante.

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Ma perché raccontarvi tutto questo? Ebbene: perché per arrivare al punto ho sempre bisogno di una introduzione per creare l’ambiance e farvi capire di cosa sto parlando senza risultare troppo didascalica. E poi perché mi andava.

L’argomento di oggi sono (rullo di tamburi) le informazioni, le fotografie, i messaggi da cui ogni giorno veniamo bersagliati. Come nel caso della lettera della Signora Fletcher, ci sono alcune immagini originali, scritti di indubitabile valore artistico che, purtroppo, vengono soffocate ogni istante dal mediocre lavorio dei cosiddetti “amatori”.

Potreste essere tentati di affermare che questo blog sia complice dello stillicidio artistico or ora denunciato. Vi rispondo che non sono mai andata a cercare nessuno, voi passate, leggete, a volte lasciate commenti o valutazioni, mi scrivete mail.

In ogni caso, controllando le statistiche pare siate in abbastanza e questo mi fa piacere, ovviamente. Se volessi mettermi al livello degli altri pagherei la pubblicità (cosa che mi sono sempre rifiutata stentoreamente di fare) e che va contro tutti i miei principi. Sarebbe come se avessi pagato per essere pubblicata. So sad.

angela-lansbury-2Ma torniamo alla vecchia Jess ed alla parabola che oggi applichiamo qui; ci sono ottime cose che vengono soffocate ogni giorno da miriadi di mediocri imitazioni, vorrei che tenessimo presente che l’eccellenza esiste ancora, e per favore, non stancatevi mai di cercarla. E’ sempre più difficile emergere o rintracciare il buono in tutto quello che vediamo e ascoltiamo ma la ricerca della migliore forma  espressiva è importante quanto il trovarla, alla fine.

Dixit.

Alla ricerca dei Padri perduti

Oggi ho letto un articolo che mi ha fatto molto arrabbiare.

E’ stato pubblicato dal giornale Huffington post (Italia) e tratta  della figura paterna.

Copio-incollo qualche estratto per darvi un’idea, se volete leggre tutto l’articolo cliccate qui!

Mammi per necessità, mammi per convinzione o indole, mammi perché è più facile fare la mamma che il papà, ma soprattutto mammi per moda! Ormai sono tanti, sono trasversali e sono senza pudore: si vantano di aver cambiato pannolini, di aver assistito al parto, portano i figli a scuola, al parco, li accompagnano in piscina e a fare sport, giocano con loro, li cullano, li addormentano, controllano i compiti o li aiutano a farli. Sono onnipresenti, premurosi, attenti, compiaciuti dei loro figli proprio come le mamme. Ma nell’esibizione del loro amore per la loro prole c’è qualcosa di forzato, dettato dalla moda, da una tendenza contagiosa…

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Ecco, se vi siete dati il tempo di leggere queste poche righe avrete certamente un’opinione in merito: Carla Falconi, l’autrice di questo articolo, descrive in modo dispregiativo e superficiale la figura del padre moderno – perché di questo si tratta, di padri- che, secondo lei esautorano la figura materna ricalcandola grottescamente.

Oltre a non condividere assolutamente la sua idea e visione, mi sono stupita di come una donna, nel XXI secolo, riesca ad avere un’idea così limitata e stereotipata della famiglia. Come se ci fosse quelcosa di male nel cambiare i pannolini (e vantarsene, poi!) L’essere premurosi e presenti non credo possa essere visto o interpretato come qualcosa di negativo in nessuna circostanza.

Ma lei, non paga, continua:

Eppure era così bello quando gli uomini non ne sapevano quasi niente di contrazioni, monitoraggi, tecniche di respirazione, e restavano fuori, ad aspettare nel corridoio, ansiosi, nervosi e preoccupati. E poi magari ti portavano un mazzo di fiori.

La nostra società è ormai una società senza padri…

Ecco, tutto qui. La Falconi riduce tutto ad una questione di ruoli, statici e primordiali. Come se la virilità si dimostrasse attraverso il distacco e l’ignoranza per tutto ciò che riguarda la natura della vita… scusate tanto ma io accanto a me voglio un uomo, non un maschio.

Non sono d’accordo con quanto ha scritto: prima di tutto perché credo che avere un figlio sia una decisione ed una responsabilità di coppia, prima durante e dopo. Secondo perché trovo sia una ricchezza condividere la cura di un figlio, anche semplicemente cambiando un pannolino o aiutarlo per i compiti.

Se c’é qualche donna che condivide e supporta il pensiero della Falconi mi dispiaccio molto per lei. Questa visione retrograda  e superficiale rivela solo una grande inadeguatezza verso la vita, dal mio punto di vista.La staticità dei ruoli fine a se stessa non deve esistere, attraverso questo schema di pensiero non si potrà mai evolvere e, conseguentemente, migliorare.

Sostenere che i “mammi” non sono padri perché partecipano attivamente alla crescita dei figli é comecontinuare a  pulirsi il sedere con il giornale piuttosto che con la carta igienica perché é troppo morbida.