Mimetismo animale

Mi piacciono moltissimo i documentari, specie di quelli che parlano della sopravvivenza degli animali in ambiente ostile. Il mimetismo è la cosa che mi affascina di più, scoprire come diverse forme di vita, disseminate nei più remoti angoli del mondo, possano avere in comune una caratteristica così strana ed affascinante mi incuriosisce parecchio.

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Mentre riflettevo su questa “magia” naturale sono stata folgorata da un’idea. Ho capito perchè gli adolescenti amano tanto appartenere ad un gruppo e vestirsi allo stesso modo. E’ una forma di tutela, di salvaguardia all’interno della loro società, o meglio, del loro ecosistema: amano uniformarsi agli altri adolescenti perchè risultano agli occhi degli adulti come “indistinguibili”. Frasi del tipo “Guarda quei capelloni lì, sono tutti uguali” oppure “Vi vestite tutti allo stesso modo, ma un po’ di immaginazione!” assumono una connotazione diversa dopo questa improvvisa illuminazione. E’ come se gli animali più fragili, più piccoli, insomma le prede naturali del regno animale, così come gli adolescenti, mascherino il loro aspetto (o lo adattino all’ambiente nel quale sono inseriti) per mascherare la propria esistenza nei confronti del mondo. Rendersi meno visibili. Se sono indistinguibili da ciò che li circonda non possono essere attaccati, predati.

Allo stesso modo potrei ampliare questa teoria alle divise (divise di qualsiasi genere, da quelle dei cuochi a quelle dei suonatori di banda) nel modo diametralmente opposto: la divisa si vede immediatamente, è universalmente riconoscibile all’interno del proprio ecosistema e rende quasi infinite le scorte a questi  gruppi di appartenenza. E’ risaputo che quando osserviamo un uomo in divisa guardiamo ciò che rappresenta e non la persona e  anche questa, forse, può essere considerata una forma di tutela.

Ho ancora molte cose da appurare ma mi sembra che, nell’insieme, questa teoria funzioni.

Elly

Animali spiaccicati

Premetto che anche Elio ha scritto un libro con questo titolo ma questo post non vuole parlare di quello.

Credo che sia un opossum...

Credo che sia un procione

Volevo portare l’attenzione di tutti voi cari lettori sulla folla di animali spiaccicati che decorano le strade di campagna: ricci, toponi, gatti e gattini, cani, e gufetti. Tutte le mattine per andare al lavoro prendo le cosiddette “strade basse” e tutti i santi giorni trovo un nuovo animaletto spappolato sull’asfalto. Al guidatore di città, non avvezzo alle stradine strette di campagna forse sembrerà una follia, ma la cruda realtà è che i guidatori travolgono queste bestioline ogni giorno di tutto l’anno. Come scusa ufficiale c’è il “mi ha tagliato la strada… si è buttato sotto la macchina… non lo avevo visto” eccetera, in realtà anche se l’animaletto andava veloce (come potrebbe essere nel caso di cani o gatti) non si può certo colpevolizzare i poveri ricci che, per dovere di cronaca, si chiudono a riccio quando l’asfalto trema per il passaggio delle auto oppure i fari li abbagliano. Sarebbe facile evitarlo facendolo passare attraverso le ruote ma no, non si può, che gusto ci sarebbe poi? Da piccola io ho avuto un migliaio di gatti, dico migliaia perchè in campagna non si perde tempo a castrarli e poi c’è da mangiare in abbondanza per tutti, dico migliaia perchè ogni anno tutte le cucciolate morivano sull’asfalto di fronte a casa e mia nonna li andava a raschiare via dalla strada con la pala. Anche per i miei cagnolini è stato così. Morale: sono talmente traumatizzata che non voglio più animaletti per casa.

E se qualcuno si azzardasse a dire, o solamente a pensare: ma perchè non li tenevi legati? O rinchiusi? Risponderò semplicemente così: “gli animali – tutti gli animali- sono fatti per vivere liberi, la loro unica colpa è non percepire il pericolo nelle scatole metalliche che trasportano gli uomini. E poi, cosa costa andare più piano o fare più attenzione? Si sa che nelle campagne gli animali da cortile non possiedono limiti geografici, tutti quelli che ci passano lo sanno.

Mi fa tanto male vedere questi orribili delitti impuniti. Mi fa soffrire che nessuno pensi che seppur insignificante per la maggior parte delle persone, è sempre una vita che si spegne. Proprio stamattina ho visto un piccolo gattino rosso, avrà avuto due o tre mesi, al bordo della strada, morto. Ed il suo fratellino che lo osservava dal ciglio della carreggiata. Una cosa tristissima. Davvero indegna ed inumana per chiunque abbia commesso quell’atto. La maggior parte dei guidatori non si ferma nemmeno a raccogliere o segnalare alla casa più vicina l’osceno atto.

Che tristezza. E pensare che quando vogliamo offendere qualcuno per fargli pesare una grave mancanza, di solito chiediamo”Ma sei un uomo o un animale?”