Le ninfe sono tutte bagnate

Ho letto questa terrificante notizia, qualche giorno fa: nel museo d’Arte di Manchester (MAG) è stato rimosso il quadro Hylas and the Nymphs (Ila e le ninfe)  poiché, secondo quanto dichiarato dalla direttrice: “offende e mortifica ancora una volta il corpo femminile”; qui potete trovare il link all’articolo, se volete approfondire.

Ora, la cosa spaventosa – a parte l’oscurantismo morale e sociale nel quale ci troviamo- è che la conservatrice del Museo d’Arte abbia dimostrato la sua colossale ignoranza verso la mitologia greca e, per questo, abbia preso un antani[1] da paura. Per quelli che tra voi non hanno idea di cosa tratti il quadro o semplicemente desiderano saperne di più, prego! continuate a leggere:

C’era una volta un Re che si chiamava Teiodamante e che dominava sulla tribù greca dei Driopi -Il fatto che il mito specifichi  fosse una tribù sottintende che probabilmente indossavano tutti di mutande di gatto, ruttavano a tavola, si scaccolavano, non si lavavano, erano brutti e per questo, meritevoli di morte atroce- .

Un bel giorno Ercole, semidio leggendario che tutti conosciamo grazie al film della Disney, decise senza una ragione apparente di spazzare via la tribù, così ammazzò il Re e ne disperse il popolo. Caso (o Tiche) volle che Teiodamante avesse un figlio, un bel ragazzino dagli occhi grandi e neri, la pelle di pesca ed i capelli corvini; Ercole lo vide e decise che era un figo pazzesco così gli risparmiò la vita e lo fece diventare il suo eromenos (che a a scuola viene più elegantemente definito come “scudiero”, scatenate la fantasia).

Ila, era questo il nome del principe, si accorse ben presto che anche lui era innamorato di Ercole e per questo lo seguiva ovunque andasse. Passarono gli anni e Ercole e il suo “scudiero”, un giorno si imbarcarono assieme a Giasone e gli Argonauti alla ricerca del vello d’oro (altra storia).

Dopo qualche settimana di navigazione i nostri eroi fecero sosta su una costa asiatica per fare rifornimento di acqua dolce: Ila e Ercole di separarono per ottimizzare le ricerche e il giovane, dopo aver vagabondato un po’,  si trovò di fronte ad un laghetto dove danzavano alcune ninfe acquatiche. Il giovane stava per immergere la brocca quando si trovò circondato dalle ninfe intente ad ammirare quegli occhi neri, quella pelle di pesca e quei capelli corvini. Ecco la fotografia:

Waterhouse_Hylas_and_the_Nymphs_Manchester_Art_Gallery_1896

Probabilmente pensarono che era proprio un gran pezzo di manzo. Come potete immaginare Ila era assolutamente indifferente al fascino di quelle licenziose giovinette dai turgidi seni d’alabastro e, proprio per sottolineare il suo disappunto, cominciò a strillare come un eromenos spaventato, mentre veniva rapito dal branco di femmine arrapate che volevano assolutamente “baciarlo” (sì, altre virgolette).

Ercole sentì il richiamo di Ila e accorse in suo aiuto temendo fosse stato attaccato da briganti – e fece bene a correre – ma per quanto fosse veloce e semimitico, arrivato al laghetto, non trovò più traccia del suo amato “scudiero”. Ercole lo cercò dappertutto lasciando che Giasone ripartisse senza di lui. Purtroppo il nostro semidio dai pettorali d’acciaio perse per sempre Ila.

Morale della favola: le donne ritratte da Waterhouse sono molto lontane dal represso oggetto sessuale da campagna #metoo,  qui si tratta di femmine vogliose che rapiscono un inesperto e per nulla interessato giovine per introdurlo a “baci” eterosessuali. Potete immaginare niente di peggio? Quindi, ecco, se volessimo smetterla di censurare l’arte in nome di falsi pretesti morali io ve ne sarei molto grata. Perché, davvero, la cosa sta diventando ridicola.

[1]Antani e la supercazzola”, presente?

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Maleficent: recensione

Ieri sera, martedì, sono andata al cinema con alcuni amici per vedermi Maleficent il tanto pubblicizzato prequel su Malefica che, idealmente, si colloca nella linea temporale subito prima del cartone animato della Disney La bella addormantata nel bosco. Dato che avevo letto un po’ di cose al riguardo e che, tutto sommato, a me Angelina Jolie piace, ho deciso di affrontare la spesa di 6 € (il martedì è rosa e le “femmine” pagano meno) per vedermi ‘sto gran pezzo di pellicola in una bella sala fresca. Prima di iniziare la mia personale recensione, ci tengo a precisare che il film d’animazione Disney che narrava le vicende di Aurora, con le musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij, è stato uno il film che ho amato di più tra quelli prodotti dal vecchio Walt: i disegni quasi miniati, le musiche, l’atmosfera, Malefica (!) la fata cattiva per eccellenza. E’ stato con grande aspettativa, quindi, che ho deciso di investire i miei soldini in una visione al cinema.

Tralascerò totalmente la reinterpretazione dell’aspetto musicale e, in particolare Once upon a dream cantata da Lana del Rey alla fine, che mi è sembrata un susseguirsi di lamenti di cetacei spiaggiati. Mi concentrerò sulla sceneggiatura e sugli attori.

Ora, dato che in 90 minuti di spettacolo solo alcune delle scene sono state vagamente interessanti*, tutto il resto della pellicola si dipanava tra un andirivieni melodrammatico e superficiale, con sentimentalismi saturi di un buonismo moderno; il film non arriva mai a colpire lo spettatore in modo significativo: 90 minuti di noia flaccida e pruriginosa,

*vale a dire quelle con un vago retrogusto horror, o quantomeno dark, come sarebbe giusto aspettarsi da un film che dichiara di narrare le vicende de “…La fata più potente di tutta la brughiera”.

Per girare Maleficent probabilmente, il regista e gli scenenggiatori hanno tentato di mescolare tre o quattro generi (fantasy, avventura, romantico e horror) senza mai prediligerne particolarmente uno e portando così, alla fine, alla nascita di un prodotto bolso.

Nulla da dire sugli effetti speciali, i costumi, il trucco. Tutto l’ambito riguardante l’arte visuale è ottimo.

MaleficentAvrei qualcosa da ridire sulla caratterizzazione dei personaggi, in realtà. Se Malefica, interpretata dalla Jolie, è perfetta e credibile (la scena del battesimo è pressochè identica a quella del film del 1959), la scelta di interpretare Aurora come una mentecatta che ride con gli angeli, intrapresa dalla Fanning, lo è un po’ meno. La principessa di cui seguiamo costantemente l’evoluzione per tutto il film corre avanti e indietro continuamente, toccando ogni cosa le si pari davanti, interrogandosi sul modo come farebbe un bambino speciale.

Le tre fate “buone” non coservano niente della sobria e buffa interpretazione di Disney: qui sono tre milfone con problemi relazionali, con un atteggiamento da galline senza testa che accompagnano lo spettatore in una (già) claudicante sceneggiatura, fino all’improbabile bacio finale senza preoccuparsi di dare un seppur minimo apporto al film.

Re Stefano, dal canto suo è l’unico, a conservare una coerenza ed una personalità che non si ritrova in nessun altro. Antagonista ben bilanciato, riesce a dare un po’ di spessore e a traghettare (per quanto gli concedano le scene) la storia verso un compimento.

Quindi, in sostanza:  Maleficent dal mio punto di vista, è totalmente bocciato. Se fosse stato interpretato da una qualsiasi altra donna all’infuori della Jolie non sarebbe rimasto in cartellone per più di una settimana.

…E tu che ne pensi? Lascia un commento e fammelo sapere!

When you wish upon a (Mary) Star…

Dato che sono disoccupata da giugno scorso (Grazie Maria Stella Gelmini!) ho cercato in tutti i modi di ricreare una sorta di “vita lavorativa” tra le mura domestiche per sentirmi ancora utile. In realtà anche fuori dalle mura domestiche, in modo da sentirmi PIU’ utile.

I fattori che concorrono alla continua ricerca di lavoro/occupazioni varie, sono principalmente due:

La prima è che sono nata in Emilia Romagna e qui, anche se fai la pennica sul divano dopo pranzo, vuol dire che non sei un lavoratore, ma anzi, uno scansa fatiche travestito da lavoratore. Non puoi riposarti, se non di notte. Non puoi oziare in nessun modo, a meno che tu non abbia una malattia che ti impedisce i movimenti. Non raffreddore. Arti rotti.

La seconda è che, essendo cresciuta con questa mentalità, mi rendo perfettamente conto di essere squilibrata e che anche se prima dovevo essere iperattiva per essere all’altezza dei miei standard,  so che non si può vivere per lavorare, ma lavorare per vivere.

Detto questo, ora mi ritrovo disoccupata da sei lunghissimi mesi e, oltre a fare i lavoretti da casalinga, ho cercato di crearmi altre attvità collaterali per far tacere la mia vocetta proletaria.

Faccio volontariato.

Tengo un corso di inglese per “vecchietti” una vota a settimana, vado in ospedale per gestire la biblioteca interna e stiro la roba di mia madre.

Lo so, posso sembrare anormale, ma le 18 ore in cui si sta svegli sono difficili da occupare se si pensa che non guardo MAI la televisione.

Ora, siccome mi sono assuefatta alle attività di volontariato ho deciso di lanciarmi in una nuova ed entusiasmante missione di vita: il fimo.

Il fimo è una pasta modellabile (tipo pongo, ma si cuoce e diventa dura) con cui si possono creare molte cose carine: gioielli, porta chiavi, decorazioni.

Praticamente è l’ultima spiaggia delle signore in menopausa anche se io non sono una signora, e tantomeno in menopausa. Ma, tant’è, devo pur fare qualcosa oltre alle mie attività pseudo lavorative e questo blog. Diventerò una maestra di fimo, una cesellatrice di pasta modellabile, sarò una cintura nera del fai da te… almeno finché non trovo da lavorare.

When you wish upon a star
Makes no difference who you are
Anything your heart desires
Will come to you
If your heart is in your dream
No request is too extreme
When you wish upon a star
As dreamers do
Fate is kind
She brings to those to love
The sweet fulfillment of
Their secret longing
Like a bolt out of the blue
Fate steps in and sees you through
When you wish upon a star
Your dreams come true

[Pinocchio,  1940, Disney Production]