La bise -ovvero- come sopravvivere in un ambiente ostile

La bise è il mio incubo maggiore. Venendo da una regione del nord Italia, dove anche le donne devono essere virili e vengono cresciute a ortiche e lotte con orsi bruni e viene considerato un atto di estrema confidenza darsi la mano (perché chissà che c’hai fatto con quella mano, prima), l’idea di baciare qualcuno semplicemente per salutare rappresenta un’agonia.

In Francia, però, ci si avvicina pericolosamente alla promisquità sessuale tanto deprecata da intere nord-italiche generazioni dove l’asettico contegno e il distacco emotivo vengono praticate fin dalla più tenera età.

“Hey, tu, infante! Ergiti immediatamente e smettila di frignare!”

“Ma, madre!” risponde con voce rotta il coraggioso 3enne “il mio ginocchio sanguina come un suino al macello”

“Orsù, figlio. Una pacca sulla schiena e passa tutto”

“D’accordo genitrice, ma preferirei una più intima e personale stretta di mano, così da sentire il tuo calore materno infondermi coraggio”.

Questo, a grandi linee, rappresenta lo spirito con il quale sono stata allevata; non stupisce  quindi il mio orrore verso la pratica barbara e crudele che qui, in tutta la Francia, obbliga persone semi-sconosciute a baciarsi ogni volta che sia arriva da qualche parte, che si incontra qualcuno per la prima volta, che si deve andare via, che si riceve un regalo.

Raccapriccio. In più, non si tratta di un bacio solo, eh no! Si va da un minimo si due ad un massimo di cinque a seconda di dove risiedete, non solo! Esiste anche una deontologia riguardante la guancia dalla quale cominciare. Il “problema della bise” è talmente endemico da avere portato qualche povero pazzo a creare una mappa nella quale viene indicato (regione per regione) quanti baci dare e come comportarsi.

Ecco il link: http://www.combiendebises.com/

Quindi, se ancora non avete rinunciato alle vacanze in Francia, studiatevi la cartina.

 

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Le Pen is not on the table (and I feel fine)

Oggi, 8 Maggio 2017, anniversario gallico della fine della II Guerra Mondiale, Marine Le Pen non è stata eletta alla Presidenza della Repubblica.

Io ho disfatto la mia valigina di cartone. Mi sa che posso restare ancora un po’.

92% di voti per Macron, a Parigi.

le pen macron

A Parigi non hanno paura degli immigrati, anche perché non ci sarebbe chi pulisce le stazioni dei treni e delle metropolitane; siete pregati di rimettere il naso storto nella naturale postura perché sapete esattamente che è così. Non si può mettere manodopera qualificata a fare un lavoro di basso livello, costerebbe troppo.

Comunque, considerazioni borghesi a parte, l’importante è che la chère Marine abbia perduto al gioco delle sedie e che il pimpante Manu abbia preso gli oneri e gli onori della suddetta Repubblica. Manu è un giovinotto appassionato di banche che si professa essere super partes, né di destra né di sinstra – il che per me si traduce automaticamente con l’essere di destra, ma credo sia una mia deformazione campagnola, come la gotta- e di lavorare pour la France. Staremo a vedere; intanto ieri sera, mentre attendevo trepidante i risultati delle elezioni sul sito del Governo (e che ho dovuto leggere su quello de Le Figaro perché quello ufficiale lo hanno aggiornato due ore dopo rispetto alla stampa liberale) ero tutta un fascio di nervi: possibile che siamo arrivati a questo punto? Possibile che FN abbia una chance?

Ma certo che sì. Sciocca. Ha una chance proprio perché in democrazia tutti hanno diritto di parola: io, tu, il movimento 5 stelle, i vegani. Tutti. Ma proprio tutti.

Paris vaut bien une messe

10 Settembre 2009

Caro Enrico IV,

ti scrivo per dirti che Parigi non vale più una messa. Al massimo vale una preghierina in un giorno infrasettimanale, mentre fuori piove e il cinema è chiuso.

Non è più come l’hai lasciata Enrico caro, adesso è piena di turisti. Peggio. E’ piena di turisti italiani. Sono la razza più sgradevole di visitatori che l’estero possa aspettarsi: appena usciti dal confine nazionale non sanno più controllarsi, si incasinano a cercare i monumenti e si lanciano in funamboliche asserzioni in francese credendo che basti levare l’ultima lettera della parola per renderla tale.

Enry, credimi, stai bene dove stai, non devi avere rimpianti per quello che hai lasciato. Ci credi che al Louvre (lo so che non ci sei mai stato ma se fai una ricerca con il google dell’aldilà magari ti fai un’idea) uno che è passato davanti ad Amore e Psiche del Canova ha detto, dopo aver scansato la folla fotografante ed avere letto il cartellino : “ammore e psiche… io no’o conosco”.

Indovina di dov’era. Già, italiano!

In fila alla tour Eiffel (v. google celeste) un tipo nerboruto e sudaticcio ha chiesto a due ragazze tedesche: “Scus è quest la fil per salir su la tur?” Puoi immaginare con che conseguenze.

Mi vergogno tanto Enry, io credevo che avrei trovato una città pulita ed ordinata e che avrei respirato l’aria frizzantina della Senna, invece mi sono capitate solamente folle incasinate e con accento italico.

Avevo studiato tanto, frasi fatte, parole, grammatica… ero preparata con la mia guida, avevo segnato i percorsi. Tutto inutile. Era come stare alla sagra del cotechino.

Spero che almeno adesso te ne farai una ragione… non ti crucciare troppo, non è più come te la ricordavi. Adesso una bottiglietta d’acqua costa 2,80€ e tutti credono di dovere cucinare etnico. Non la riconosceresti, fattene una ragione.

Ti chiedo solo un’ultima cosa prima di lasciarti, avete la connessione a 8 Mb?

Con affetto,

Elly