Incipit: s.m. inv. Voce verbale latina che negli antichi manoscritti veniva premessa al titolo di un’opera ‖ Inizio di un brano in prosa o primi versi di una poesia ‖ Note iniziali di un brano, sia strumentale sia di canto liturgico

I libri sono una delle mie passioni, una mania, quasi. Mi piace comperarli e guardarmeli anche dopo averli letti, mi piace la sensazione della carta tra le dita, annusare le pagine nuove, osservare la copertina, accarezzarne il dorso. Guy Montag avrebbe un sacco di lavoro da fare qui!

In biblioteca, di solito, prendo solmente i volumi che non sono sicura di voler acquistare o che decisamente non voglio comperare ma che sono curiosa di leggere (tipo I love shopping o robe così…)

Bene, detto questo, ho riflettuto un pochino sulle mie pantagrueliche letture e sono giunta alla conclusione che, fino a pochissimo tempo fa, quando ripensavo a quello che avevo letto, tendevo a ricordarmi principalmente la storia, la trama ed, in genere, il finale. Gli incipit li ho sempre trattati con sufficienza, anche se – a pensarci bene – sono proprio loro che danno il via al mio entusiasmo.

Ho deciso di raccogliere qui alcuni degli incipit che mi hanno fatto sobbalzare il cervellino, così da immortalare sul nostro blog a sempiterna memoria, queste pagine che,  spero, possano incuriosire o fare riemergere la gioia della scoperta. Per introdurre meglio il sensazionale momento, ci farà da cicerone Francis Bacon che, a proposito, disse: “Alcuni libri devono essere assaggiati, altri trangugiati, e alcuni, rari, masticati e digeriti.”

Nulla di più vero, secondo me. Quindi senza più indugi, eccoli:

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.
Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.

Il primo è decisamente di facile riconoscimento, Lolita di Nabokov è uno di quei libri che all’epoca fece scandalo e che, anche oggi, toglie il respiro per la prosa perfetta e spaventosa.

C’era una volta…
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.

Un classicone… l’ho riletto pochissimo tempo fa e devo dire che la vena dark della storia è davvero potente, segnato da morti e malattie, Pinocchio di Collodi, non è propriamente un libro per bambini, non di quelli di oggi, perlomeno.

Miss Brooke era dotata di quel genere di avvenenza che pare essere messo in risalto da un vestire dimesso. Mano e polso erano di così elegante fattezza che essa poteva portare maniche spoglie di stile quanto quelle con cui la Beata Vergine apparve ai pittori italiani; e il suo profilo, non meno della statura e del portamento, pareva acquisire ancor maggiore dignità dai suoi abiti modesti, che, accanto alla moda di provincia, le conferivano la solennità di una bella citazione della Bibbia, o di qualcuno dei nostri più antichi poeti, inserita in un trafiletto di un giornale d’oggi.

Questo è un romanzo un pochino meno famoso, certamente, ma ho amato moltissimo il modo di scrivere Middlemarch di George Eliot (il cui vero nome era, però, Mary Anne Evans). Questo tipo di descrizioni sono appannaggio di un pensiero lontano nel tempo, così impalpabili e reali allo stesso tempo…

Buona lettura, ovunque voi siate!

Elly