Com’è goffo e imbelle questo alato viaggiatore! – Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule !

Recentemente, grazie ad alcuni studenti della scuola dove lavoro, ho ri-scoperto una poesia che avevo studiato alle scuole superiori. E’ buffo come a volte, la vita, ci porti ad aprire un cassettino della memoria per estrarne un mirabolante ricordo, sepolto sotto coltri di quotidianità e ammantato dalla polvere del tempo. Questo é uno di quei casi.

Speciale e raro è stato quest’attimo. Non meno prezioso ed unico del sorgere del sole.

Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.

A peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d’eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule !
Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid !
L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait !

Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l’archer ;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l’empêchent de marcher.

Charles Baudelaire – L’Albatros –

Qui di seguito trascrivo la versione in Italiano, con la premessa, pero’ che la traduzione (parafrasando il filologo Gilles Ménage), é come una donna: “se é bella non puo’ essere fedele”:

Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri, grandi
uccelli marini che seguono, indolenti compagni di viaggio, il
bastimento scivolante sopra gli abissi amari.

Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re dell’azzurro, goffi
e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi le grandi,
candide ali, quasi fossero remi.

Come è intrigato e incapace, questo viaggiatore alato! Lui, poco
addietro così bello, com’è brutto e ridicolo! Qualcuno irrita il
suo becco con una pipa mentre un altro, zoppicando, mima
l’infermo che prima volava!

E il poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell’arciere, assomiglia
in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, fra gli
scherni, non puo’ per le sue ali di gigante avanzare di un passo.

Cliccando qui potete ascoltare la Poesia e trovare ulteriori informazioni, nel caso vogliate.