Le isole deserte ci fanno un baffo!

Dato che credo che non riuscirò a postare nient’altro per questa settimana, lascio cadere tra le pagine del blog un’altra discussione che, spero, accoglierete con entusiasmo.

Ormai sapete, se ci seguite da un pochino, che i libri (e la lettura in generale) sono nostre passioni da sempre. Per questo ho provato ad immaginare quali sono i cinque libri che consiglierei a tutti di leggere assolutamente almeno una volta nella vita.

E’ stata una riflessione molto dura anche perchè, come qualsiasi lettore sa, sono tante le pagine che ci trafiggono il cuore; alcune legate ad un momento speciale della vita, altre perchè ci sono state regalate da una persona cara o, più semplicemente,  perchè ci siamo scoperti affini a quel protagonista o a quell’autore. Sono consapevole che quelli che ho inserito nell’elenco qui sotto non possono essere considerati dei capolavori ma sono quelli a cui io sono più affezionata e, per questo, vi prego di concedergli una possibilità.

Quelli che seguono sono i miei 5 libri da isola deserta, quelli che consiglio spassionatamente a tutti voi.  Ecco qui:

5- Matilde, Roald Dahl

Non l’ho messo direttamente al primo posto perchè è un libro per bambini e forse non gode della stessa reputazione dei romanzoni da vetrina. Ma è un libro che amo moltissimo, soprattutto perchè l’ho letto da piccola e mi ha permesso di capire che bisogna avere il coraggio di essere sè stessi, prima o poi qualcuno ci amerà per quello che siamo.

4- La fattoria degli animali, George Orwell

Questo romanzo è davvero straziante. Orwell scrive della presa di potere da parte di un regime totalitario usando il microcosmo di una fattoria  (con gli animali come ovvi protagonisti), per dipingere con grande efficacia il cambiamento dell’essere in un ambiente che opprime e logora gli animi per garantirsi la sopravvivenza. Adatto a qualsiasi epoca e luogo della terra, credo sia un raro esempio di letteratura bruciante.

3- Il piccolo Principe,  Antoine de Saint Exupéry

Un libriccino che ho letto molte volte. Proprio perchè è così ricco di metafore e di genuino stupore, ogni volta che lo rileggo (ogni volta un po’ più grande) riesco a cogliere sfumature diverse, nuovi punti d’osservazione. E’ un libro che cresce assieme al lettore.

2- L’amore ai tempi del Colera, Gabriel García Márquez

Quando l’amore non ha età ma solo uno spirito indissolubile ed eterno. E poi, come spiegare… Màrquez possiede il raro talento di far uscire i colori, il clima, gli odori, dalle pagine dei suoi romanzi. Questo, in particolare, è quello che amo di più perchè parla di un amore vero, fatto di poesia, attese e lombi frementi.

1- Cime tempestose, Emily Bronte

Questo romanzo, a cui sono giunta solo un anno fa, mi ha davvero colpita in modo folgorante. Ho odiato tutti i personaggi di questo libro, ho odiato le highlands, il freddo britannico e la bassezza degli animi di coloro che lo abitano. Forse è per questo che lo consiglierei, è un romanzo senza tempo, terribilmente reale, qualcosa che è stato scritto perchè mancava nel mondo e non per compiacere i lettori.

* * *

Bene, ho finito la mia lista di libri assolutamente da leggere almeno una volta nella vita. A questo punto, però, mi sono accorta di una cosa: non si possono solamente amare i libri… ce ne sono alcuni che ci fanno davvero schifo.Volumi che non terminiamo o che abbandoniamo perchè troppo lontani da noi. Libri di cui avevamo una alta aspettativa e che ci hanno deluso enormemente. Libri per cui non siamo/eravamo pronti.

Così, diciamo per par condicio,  scrivo anche la mia lista nera di titoli, mi accontento di una Top 3, in questo caso (anche se sono un po’ di più i titoli in questione ho deciso di concedere un’altra possibilità a quelli che non inserisco qui):

3- Baudolino, Umberto Eco

Un romanzone che è stato scritto per soddisfare l’ego dell’autore, di certo non per noi umili lettori. L’ho letto tutto nonostante non mi sia piaciuto per nulla… posso dire che l’unica parte davvero bella e divertente è la prefazione scritta da Baudolino stesso.

2- La mia Africa, Karen Blixen

Se noioso si potesse scrivere in altri cento modi lo farei, statene certi. La trama è inconsistente, i personaggi hanno lo spessore di una banconota e la lentezza non può essere giustificata dal “volevo mantenere il ritmo di un racconto africano”.  Non capisco perchè abbia avuto così tanto successo.

1- I love shopping, Sophie Kinsella

Ebbene lo ammetto. Ne parlavano tutti con toni esntusiasti e io non ho resistito. Appena arrivato in biblioteca l’ho preso in prestito. Devo dire che sono rimasta orripilata! La più banale delle scrittrici unisce una trama sciatta ad una protagonista frivola e stupida. Un romanzetto buono per accendere i caminetti o per mettere in pari i tavoli.

* * *

Ok, posso dire concluso il mio kit di sopravvivenza da isola deserta, almeno per ora!

E voi? Volete condividere le vostre letture con me? Spero di sì, sono proprio curiosa… aspetterò con ansia. Spero anche che  abbiate voglia di pensarci un po’ su e magari di spiegare il perchè bisogna assolutamente leggerli o non leggerli.

Se volete tenere d’occhio le mie letture, la mia biblioteca virtuale,  potete cliccare su questa parola.

Vi auguro di trascorrere una serena settimana.

Incipit: s.m. inv. Voce verbale latina che negli antichi manoscritti veniva premessa al titolo di un’opera ‖ Inizio di un brano in prosa o primi versi di una poesia ‖ Note iniziali di un brano, sia strumentale sia di canto liturgico

I libri sono una delle mie passioni, una mania, quasi. Mi piace comperarli e guardarmeli anche dopo averli letti, mi piace la sensazione della carta tra le dita, annusare le pagine nuove, osservare la copertina, accarezzarne il dorso. Guy Montag avrebbe un sacco di lavoro da fare qui!

In biblioteca, di solito, prendo solmente i volumi che non sono sicura di voler acquistare o che decisamente non voglio comperare ma che sono curiosa di leggere (tipo I love shopping o robe così…)

Bene, detto questo, ho riflettuto un pochino sulle mie pantagrueliche letture e sono giunta alla conclusione che, fino a pochissimo tempo fa, quando ripensavo a quello che avevo letto, tendevo a ricordarmi principalmente la storia, la trama ed, in genere, il finale. Gli incipit li ho sempre trattati con sufficienza, anche se – a pensarci bene – sono proprio loro che danno il via al mio entusiasmo.

Ho deciso di raccogliere qui alcuni degli incipit che mi hanno fatto sobbalzare il cervellino, così da immortalare sul nostro blog a sempiterna memoria, queste pagine che,  spero, possano incuriosire o fare riemergere la gioia della scoperta. Per introdurre meglio il sensazionale momento, ci farà da cicerone Francis Bacon che, a proposito, disse: “Alcuni libri devono essere assaggiati, altri trangugiati, e alcuni, rari, masticati e digeriti.”

Nulla di più vero, secondo me. Quindi senza più indugi, eccoli:

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.
Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.

Il primo è decisamente di facile riconoscimento, Lolita di Nabokov è uno di quei libri che all’epoca fece scandalo e che, anche oggi, toglie il respiro per la prosa perfetta e spaventosa.

C’era una volta…
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.

Un classicone… l’ho riletto pochissimo tempo fa e devo dire che la vena dark della storia è davvero potente, segnato da morti e malattie, Pinocchio di Collodi, non è propriamente un libro per bambini, non di quelli di oggi, perlomeno.

Miss Brooke era dotata di quel genere di avvenenza che pare essere messo in risalto da un vestire dimesso. Mano e polso erano di così elegante fattezza che essa poteva portare maniche spoglie di stile quanto quelle con cui la Beata Vergine apparve ai pittori italiani; e il suo profilo, non meno della statura e del portamento, pareva acquisire ancor maggiore dignità dai suoi abiti modesti, che, accanto alla moda di provincia, le conferivano la solennità di una bella citazione della Bibbia, o di qualcuno dei nostri più antichi poeti, inserita in un trafiletto di un giornale d’oggi.

Questo è un romanzo un pochino meno famoso, certamente, ma ho amato moltissimo il modo di scrivere Middlemarch di George Eliot (il cui vero nome era, però, Mary Anne Evans). Questo tipo di descrizioni sono appannaggio di un pensiero lontano nel tempo, così impalpabili e reali allo stesso tempo…

Buona lettura, ovunque voi siate!

Elly