Bukowski era ieri – Bukowski was yesterday

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Sto pensando al vecchio Charles, da un po’ di giorni.

Nello specifico sto pensando che non sconvolgerebbe più nessuno, poverino.

Chissà come ci rimarrebbe.

Forse non gli fregherebbe. O forse urlerebbe.

Io urlerei

Perchè sì, è vero tutti sono grandemente ribelli oggi. Tutti maledetti, alla ricerca della perfetta forma estetica del proprio dolore.

Quello che sconvolge è vedere un atto di gentilezza fine a se stesso; vedere arrossire una ragazza alla quale è stata rivolta una domanda inaspettata. Il sorriso un po’ ebete di chi si perde nel sole.

E’ la semplicità che sciocca, destabilizza.

Anche i vecchio Charlie era semplice, a modo suo. Era vero. Non pretendeva di essere niente di meglio, per questo gli credo.

Possiamo ammettere che a volte indugiasse troppo tra le rughe del suo personaggio, ma chi non sarebbe tentato di uscire tutte le sere con un alcolizzato figlio di puttana?

Io, se lo fossi, starei sempre nella parte. Solo che poi è il personaggio che comanda e bisogna nutrirlo, il bastardo. Essere figli di puttana alcolizzati, scopatori e disadattati richiede un sacco di energia. Di nutrimento. Altrimenti si corre il rischio di essiccare come un cordone ombelicale sotto spirito.

Bukowski oggi non sarebbe più Bukowski.

Sarebbe Charlie, quello che ha sempre la camicia fuori dai pantaloni, che esce in ciabatte sotto la pioggia, che si passa la mano sotto al naso perchè non ha mai il fazzoletto. Quello che beve perchè ha una vita di merda.

Ma quando ti capita la vita che altro puoi fare se non bere e scrivere?

Dunque il vecchio Charlie, vestito come uno a cui non frega niente (perchè non gliene frega effettivamente niente), che parla d’amore alle puttane e che puzza un po’ di chiuso, oggi non sarebbe niente. Uno in mezzo a milioni di Uno che pensano di essere talmente estremi da poter evitare il pranzo domenicale.

Tutti finti, eh.

Tutti tranne Charlie. Lui credo si guarderebbe intorno con occhi cisposi e fisserebbe ognuno di questi succedanei nelle palle degli occhi.

Lui può perchè ha tempo.

Li fisserebbe, dicevo, trovando solo sguardi bovini in vestiti perfettamente alternativi. Poi berrebbe un sorso, aspirando tra i denti digrignati; annuirebbe lentamente, lentissimamente. E capirebbe.

Sarebbe d’accordo con me: oggi Bukowski non potrebbe esistere.

Per fortuna Bukowski era ieri.

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“Sex is kicking death in the ass while singing” Ch. Bukowski

I’m thinking about old Charles, since few days.

In particular, I’m thinking that he couldn’t upset anyone today, poor thing.

Who knows how he would take this.

Maybe he doesn’t care. Or maybe he could yell.

I’d scream.

‘Cause yes, in the matter of facts we are all rebels today. All cursed, injuried, in search for the perfect aesthetic form for our own pain.

What upsets people today it’s to see an act of kindness for itself; to see a girl blush for an unexpected question. To smile as idiots while getting lost in the sunlight.

Simplicity itself, makes people blur.

Even the old Charlie was simple, in his own way. He was a true one. He did not claim to be any better than he is, so I believe him.

We can admit that sometimes linger too much between the lines of his character, but who would not be tempted to go out every night with an alcoholic son of a bitch?

If I were one, I would be forever in character. The only problem is that the character takes control and you have to feed him. To be an alcoholic motherfucker, screwed and misfit it requires a lot of energy. Nourishment. Otherwise you die  dry and twisted like an umbilical cord in alcohol.

Bukowski today would be no longer Bukowski.

Would be just Charlie, who has always untucked shirt, coming out in slippers while raining, who you passes his hand under the nose because he never  has the handkerchief. Who drinks ‘cause it has a shittie life.

But when life happens to you what else you can do, but drink and write?

Therefore the old Charlie, dressed as one who doesn’t care about (because he doesn’t give a fuck), who loves whores and stinks,  now would be nothing. One among millions of Ones who thinks they are so extreme to avoid  Sunday lunch.

All fakes, huh.

All except Charlie. I think he might see around him with bleary eyes and he would look each of these substitutes in their eyeballs.

He can because he has time.

He would stare at them,  finding only dull lookin’ eyes wearing perfectly alternatives clothes. Then he would drink a sip, inhaling between gritted teeth nodding slowly, very slowly. And finally understands.

He would agree with me: Bukowski today couldn’t exist.

Luckily, Bukowski was yesterday.

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Le isole deserte ci fanno un baffo!

Dato che credo che non riuscirò a postare nient’altro per questa settimana, lascio cadere tra le pagine del blog un’altra discussione che, spero, accoglierete con entusiasmo.

Ormai sapete, se ci seguite da un pochino, che i libri (e la lettura in generale) sono nostre passioni da sempre. Per questo ho provato ad immaginare quali sono i cinque libri che consiglierei a tutti di leggere assolutamente almeno una volta nella vita.

E’ stata una riflessione molto dura anche perchè, come qualsiasi lettore sa, sono tante le pagine che ci trafiggono il cuore; alcune legate ad un momento speciale della vita, altre perchè ci sono state regalate da una persona cara o, più semplicemente,  perchè ci siamo scoperti affini a quel protagonista o a quell’autore. Sono consapevole che quelli che ho inserito nell’elenco qui sotto non possono essere considerati dei capolavori ma sono quelli a cui io sono più affezionata e, per questo, vi prego di concedergli una possibilità.

Quelli che seguono sono i miei 5 libri da isola deserta, quelli che consiglio spassionatamente a tutti voi.  Ecco qui:

5- Matilde, Roald Dahl

Non l’ho messo direttamente al primo posto perchè è un libro per bambini e forse non gode della stessa reputazione dei romanzoni da vetrina. Ma è un libro che amo moltissimo, soprattutto perchè l’ho letto da piccola e mi ha permesso di capire che bisogna avere il coraggio di essere sè stessi, prima o poi qualcuno ci amerà per quello che siamo.

4- La fattoria degli animali, George Orwell

Questo romanzo è davvero straziante. Orwell scrive della presa di potere da parte di un regime totalitario usando il microcosmo di una fattoria  (con gli animali come ovvi protagonisti), per dipingere con grande efficacia il cambiamento dell’essere in un ambiente che opprime e logora gli animi per garantirsi la sopravvivenza. Adatto a qualsiasi epoca e luogo della terra, credo sia un raro esempio di letteratura bruciante.

3- Il piccolo Principe,  Antoine de Saint Exupéry

Un libriccino che ho letto molte volte. Proprio perchè è così ricco di metafore e di genuino stupore, ogni volta che lo rileggo (ogni volta un po’ più grande) riesco a cogliere sfumature diverse, nuovi punti d’osservazione. E’ un libro che cresce assieme al lettore.

2- L’amore ai tempi del Colera, Gabriel García Márquez

Quando l’amore non ha età ma solo uno spirito indissolubile ed eterno. E poi, come spiegare… Màrquez possiede il raro talento di far uscire i colori, il clima, gli odori, dalle pagine dei suoi romanzi. Questo, in particolare, è quello che amo di più perchè parla di un amore vero, fatto di poesia, attese e lombi frementi.

1- Cime tempestose, Emily Bronte

Questo romanzo, a cui sono giunta solo un anno fa, mi ha davvero colpita in modo folgorante. Ho odiato tutti i personaggi di questo libro, ho odiato le highlands, il freddo britannico e la bassezza degli animi di coloro che lo abitano. Forse è per questo che lo consiglierei, è un romanzo senza tempo, terribilmente reale, qualcosa che è stato scritto perchè mancava nel mondo e non per compiacere i lettori.

* * *

Bene, ho finito la mia lista di libri assolutamente da leggere almeno una volta nella vita. A questo punto, però, mi sono accorta di una cosa: non si possono solamente amare i libri… ce ne sono alcuni che ci fanno davvero schifo.Volumi che non terminiamo o che abbandoniamo perchè troppo lontani da noi. Libri di cui avevamo una alta aspettativa e che ci hanno deluso enormemente. Libri per cui non siamo/eravamo pronti.

Così, diciamo per par condicio,  scrivo anche la mia lista nera di titoli, mi accontento di una Top 3, in questo caso (anche se sono un po’ di più i titoli in questione ho deciso di concedere un’altra possibilità a quelli che non inserisco qui):

3- Baudolino, Umberto Eco

Un romanzone che è stato scritto per soddisfare l’ego dell’autore, di certo non per noi umili lettori. L’ho letto tutto nonostante non mi sia piaciuto per nulla… posso dire che l’unica parte davvero bella e divertente è la prefazione scritta da Baudolino stesso.

2- La mia Africa, Karen Blixen

Se noioso si potesse scrivere in altri cento modi lo farei, statene certi. La trama è inconsistente, i personaggi hanno lo spessore di una banconota e la lentezza non può essere giustificata dal “volevo mantenere il ritmo di un racconto africano”.  Non capisco perchè abbia avuto così tanto successo.

1- I love shopping, Sophie Kinsella

Ebbene lo ammetto. Ne parlavano tutti con toni esntusiasti e io non ho resistito. Appena arrivato in biblioteca l’ho preso in prestito. Devo dire che sono rimasta orripilata! La più banale delle scrittrici unisce una trama sciatta ad una protagonista frivola e stupida. Un romanzetto buono per accendere i caminetti o per mettere in pari i tavoli.

* * *

Ok, posso dire concluso il mio kit di sopravvivenza da isola deserta, almeno per ora!

E voi? Volete condividere le vostre letture con me? Spero di sì, sono proprio curiosa… aspetterò con ansia. Spero anche che  abbiate voglia di pensarci un po’ su e magari di spiegare il perchè bisogna assolutamente leggerli o non leggerli.

Se volete tenere d’occhio le mie letture, la mia biblioteca virtuale,  potete cliccare su questa parola.

Vi auguro di trascorrere una serena settimana.