Amici amici, amici un caz*o.

Pochi giorni fa si discuteva dell’ ipotesi di lavorare con un amico o il partner. Sono sempre stata dell’idea che fosse possibile coniugare le due cose: se si è consapevoli che il lavoro è solo lavoro e la vita privata è una cosa a parte, per me era possibile anche l’ipotesi di essere anche colleghi.  Le persone che avevano intrapreso la discussione con me, invece, erano dell’idea che fosse impossibile avere successo nel lavoro se si condivide anche la vita privata. Io continuavo a riptere che no, non è vero, tra persone responsabili ed intelligenti si può,  e così via,  fino a che abbiamo concluso la discussione ed ognuno è rimasto della sua idea.

A me piace confrontarmi, soprattutto con chi ha una visione diversa dalla mia.

Comunque, fino a oggi la pensavo così.

Poi, è successo che nel posto dove ho lavorato fino a poco tempo fa, i miei “amici e colleghi”, che erano diventati tali dopo tre (tre!) anni, hanno ben pensato di mandare all’aria un progetto a cui tenevo molto e che, non più di un mese prima, era stata approvata dall’assemblea.

Dire che ci sono rimasta male è un eufemismo. Ero molto delusa ed irritata. Stizzita. Ho telefonato per avere spiegazioni e mi è stato risposto che “la nuova assemblea” aveva giudicato inopportuna/inadeguata la mia proposta. La nuova assemblea, tra parentesi, è formata da alcuni “vecchi amici” e da un paio di persone nuove.

Ovviamente “la nuova assemblea” non ha tenuto in minima considerazione la mia professionalità.

Tenevo moltissimo alla realizzazione del progetto ed avevo preso contatto con tutte le parti in causa, avevo mandato mail, era andata a parlare con Dirigenti. Ci avevo messa la mia faccia ed il mio cuore, insomma. Mi ero sbattuta un sacco come si dice tra noi ggiovani.

Tengo a precisare che la decisione è stata presa il lunedì per il giovedì della stessa settimana.

LOL.

Quanta professionalità, ragazzi! Complimenti per il tempismo!*

Dato che si trattava solo di lavoro, però, ho provato a farmela passare. Devo ammettere che è più difficile di quanto mi aspettassi, anche perchè continuo ad essere incazzata e ho voglia di mandare una bella mail a tutti loro per fargli capire come ci sono rimasta.

Il fatto è che avevano ragione gli altri, non si può scindere il lavoro dalla vita privata se le persone coinvolte sono sempre le stesse.

Mi rendo conto solo adesso che la mia visione era totalmente utopistica e che nulla di quello che sostenevo è attuabile, anche perchè richiederebbe una forza di volontà superomistica.

Resta il fatto che sono ancora incavolata come un puma e ho deciso che NON manderò quella mai, dopotutto se non gli è interessato prima, perchè una letterina dovrebbe cambiare le cose? Servirebbe solo a me come sfogo… ma per questo c’è già il blog.

Auguro con tutto il cuore alla “nuova equipe” di trovare solamente gente come loro nei futuri lavori che intraprenderanno.

E per concluderla come il violinista prima che il  Titanic affondasse:

“Signori, è stato un piacere suonare con voi.”

kkkkkkkkk

kkkkkkkkkkkkkk

* Questo tipo di professionalità, devo ammetterlo, è tutta italiana.

Se la conversazione langue…

Capitano, nella vita, le situazioni più diverse ed in quelle ci dobbiamo destreggiare mettendo in pratica le nostre conoscenze sociali: se ci si trova davanti persone che non si conoscono e si deve rompere il ghiaccio, se siamo ad una cena di lavoro, se abbiamo appena conosciuto persone nuove o semplicemente vogliamo attaccare pezza al bar, ci sono diversi modi per partecipare alla conversazione che avviene davanti a noi:

1- sbattere gli occhioni da cerbiatta e ridere di ogni battuta o pseudo-battuta: opportunità che si rivela poco redditizia dato che non tutti possiedono occhioni da cerbiatto, o sono virili omoni con la barba (anche se ho conosciuto gente che ci ha provato… con risultati catastrofici)  ma, soprattutto, se si  ridesse ad ogni battuta si passerebbe per rincoglioniti.

2- avvicinarsi all’interlocutore e annuire come se volessi suggerire  “capisco esattamente quello che vuoi dire e sono con te, vecchio”: anche questa tattica si rivela inadeguata, dato che potrebbero scambiare l’ eterno annuire con un disturbo fisico, o la tua aria complice come una avance.

3- la soluzione ideale è sempre la terza: raccontare aneddoti. Ovviamente ci sono delle regole: per prima cosa non si parla mai di politica o di religione perchè presto degenererebbe in una discussione storico-antropologica di dimensioni mastodontiche, e non è in caso se non conosciamo il soggetto davanti a noi (e magari lo reputiamo un imbecille tronfio). Quindi gli argomenti si riducono ulteriormente se dobbiamo evitare la vita privata e il lavoro (argomenti altrettanto delicati e noiosi, scegliete voi in quale ordine). Restano lo sport (ma nel mio caso -e credo anche in molti altri- è un argomento che non conosco) i libri (ma in italia legge solamente un italiano su 5) e il telegiornale (ma non tutti si tengono informati e probabimente si ritornerebbe al primo punto del sottoelenco n°3).

Quindi?

Non credo esistano altri argomenti interessanti con cui fare sfoggio di tutta la nostra personale cultura e predisposizione,  se escludiamo il tempo atmosferico (noioso, a meno che non si sia entrambi agricoltori).

Facciamo così: andate a casa e mettetevi a letto, dimenticandovi di fare nuove amicizie. Ma se proprio volete restare e chiacchierare adottate il punto 1 e 2. Tanto lo fanno già tutti, no?

Elly