“La penna è più potente della spada” (Edward Bulwer-Lytton)

jesuischarlie (11) jesuischarlie (12) jesuischarlie (13) jesuischarlie (28) jesuischarlie (39)

Questo 2015 é stato inaugurato con il sangue. Il 7 gennaio, nella sede Parigina della rivista satirica Charlie Hebdo sono stati assassinati i disegnatori e gli ospiti della redazione, 12 persone in tutto. Un attacco progettato per ammazzare la libertà d’espressione, la satira, il pensiero provocatorio ed indipendente. La libertà d’opinione, insomma.

Alle 12:00 qui le campane della Cattedrale hanno suonato.

Alle 12:00 in punto abbiamo osservato un minuto di silenzio.

A mezzogiorno la Francia intera ha dichiarato la propria solidarietà alle vittime, alle loro famiglie e a tutti qui pensatori liberi e coraggiosi che non scendono a compromessi.

L’arma degli intellettuali é sempre stata la matita. Questo non é ancora cambiato, da secoli a questa parte. Il fatto che nell’evoluto e moderno 2015 la penna sia ancora l’arma più potente fa ben sperare. Le armi uccidono una persona ma non possono nulla contro un’idea.

Sono molto d’accordo con Ascanio Celestini che, in queste ore ha scritto su “Il Fatto quotidiano”

La storia ci ricorda che gli avvenimenti sono soltanto la punta visibile di un iceberg che si scopre solo col tempo e con lo studio. Dunque: qual è l’iceberg che sta sotto ad un attentato come questo? Cerchiamo di scoprirlo iniziando col porci un’altra domanda: a chi serve questa guerra?

anche io mi sono posta la stessa domanda perché trovo  incongruente il fatto che gli assassini abbiano rubato un’automobile e vi abbiano lasciato dentro le loro carte di identità. I fatti, almeno per il momento, sono ancora confusi e frammentari; penso che tra un po’ potro’ farmi un’idea più precisa.

Resto fermamente convinta che alla fine quello che conta sia l’umana empatia, la solidarietà e la coerenza di fronte ad un attacco tanto spietato nei confronti della libertà di pensiero.

jesuischarlie (38)

E venne il giorno…

Evasione fiscale: da che pulpito!

di Piergiorgio Odifreddi, ven. 19 Agosto 2011

L’ottimo Massimo Gramellini, quello razionalista del “Buongiorno” mattutino su La Stampa (ce n’è anche un altro, per me meno ottimo: quello new age del romanzo L’ultima riga delle favole), ha posto un paio di giorni fa una domanda cruciale.

Il cardinal Sepe di Napoli aveva sollevato un’obiezione relativa allo spostamento della festività di San Gennaro alla domenica più vicina, sulla base della singolare scusa che l’abitudinario santo potrebbe finire col confondersi sul giorno del miracolo. Dopo alcune delle sue sempre divertenti osservazioni, Gramellini ha seriamente concluso così: “Ci piacerebbe approfittare della linea diretta per conoscere l’opinione del Santo anche sui 4 miliardi annui di esenzioni fiscali di cui la Chiesa italiana continua a godere persino su residenze e attività estranee al culto. Che sia questo il vero miracolo?”. Parole sante, verrebbe da dire.

Oggi il cardinal Bagnasco, che canta a Genova invece che a Napoli, ma sullo stesso spartito di Sepe, ha dichiarato papale papale (forse già sognando il prossimo conclave) a Radio anch’io: “Le cifre dell’evasione fiscale sono impressionanti”. E ha aggiunto: “Come credenti e comunità cristiana dobbiamo rimanere al richiamo etico che fa parte della nostra missione e fare appello alla coscienza di tutti perchè anche questo dovere possa essere assolto da tutti per la propria giusta parte”. Anche perchè, concludeva, così facendo “le cose sarebbero risolte”.

Dialogo fra sordi, si noterà. […]

per continuare a leggere il post clicca QUI

Dopo aver letto questo post, con cui mi trovo sostanzialmente in accordo, ho cominciato a chiedermi seriamente il perchè la Chiesa dovrebbe voler pagare le tasse allo Stato Italiano.

Questa domanda non ha ancora trovato una risposta positiva soprattutto considernado il fatto che (oltre le tasse varie) il Vaticano non “sponsorizza” nemmeno le proprie missioni. Per non andare lontano, un esempio banale: quando, nel lontano 1996 il terremoto colpì queste zone, crollarono molte chiesette di campagna ed i preti si ritrovarono a far messa nelle palestre. Nessun problema, dato che Dio è ovunque. Ma il 30% delle chiese in questione sono  state riparate esclusivamente con donazioni private e soldi provenienti dal Comune, le altre sono ancora lì che aspettano i soldi pubblici (o privati).

Per tornare alla questione iniziale, quindi, perchè la Chiesa dovrebbe sentire il bisogno di pagare qualcosa che è palesemente doveroso saldare ma che, fino ad oggi (finchè non siamo arrivati con l’acqua alla gola, per intenderci…) nessun governo ha sentito l’esigenza di “migliorare” ?

Non possiamo sempre ricorrere a dei tappabuchi dell’ultim’ora: qui in Italia troppe cose vengono fatte solo per rimediare costantemente a qualcos’altro di palesemente ingiusto, ma sempre e solo quando non si può nascondere la testa sotto la sabbia (cosa che riesce benissimo a tutti i politici). Ci affanniamo a trovare soluzioni a dei problemi miserabili per non affrontare davvero quello di cui abbiamo bisogno: un LAVORO che dia dignità, la sanità PUBBLICA, una scuola STATALE, che consentano alle persone di poter scegliere ciò che è meglio per il loro futuro.

Perchè la libertà non è il poter fare tutto quello che vogliamo ma il poter scegliere, ogni giorno e senza paura, il nostro futuro.