Corso di scrittura autobiografica ed esami tossicologici

memoria

Qualche volta, nella vita, capita di essere coinvolti in progetti a cui non avremmo pensato di partecipare. Quello che è successo a me la scorsa estate. Una bella mattina di giugno mi telefona una mia amica e mi fa: “Ti vorrei invitare alla presentazione di un progetto di scrittura collettiva, dato che hai appena pubblicato In territorio nemico ci terrei tantissimo che venissi!”

Così, mossa da curiosità mista a scetticismo (sentimenti che nel mio super io viaggiano sempre a braccetto) arrivo al luogo del rendez-vous e mi accomodo per ascoltare questa presentazione.

Da questo momento in poi le cose mi sfuggono di mano e non ho più nessunissimo controllo sugli eventi.

Nel giro di poco mi trovo iscritta a questo progetto/partecipo ai seminari/produco scritture//.

Non chiedetemi di più, perchè non saprei spiegarvelo. L’esame tossicologico ha comunque escluso una implicazione di sostanze stupefacenti.

Alla fine della fiera ho composto alcuni brani che, rispolverati questa mattina, mi sono apparsi incredibili. Le produzioni di cui vi parlo sono state create in dieci minuti di orologio avendo ottenuto semplicemente il titolo (ad esempio: “se fossi un ortaggio”). Ecco, quindi uno dei brani. Nel caso specifico dovevo comporre un testo scegliendo tra questi due input: “La memoria è” oppure “La memoria è come…” noterete una sottilissima differenza tra i due, ebbene, questa differenza nel momento in cui cominciate a rifletterci, vi lascerà sorpresi.

La memoria è un animale selvatico: indomabile e bellissimo, letale, con occhi ambrati.

Non sai mai cosa aspettarti da lui: ti arriva addosso all’improvviso, senza lasciarti via di scampo e così sei costretto a guardarlo in faccia ed a fare i conti con la sua possenza.

Anche se scappassi, se andassi nel posto più distante, isolato, sterile della terra mi troverebbe per farmi fare i conti con chi sono. Ma credo che sia giusto così, alla fine. Ignorarlo o addomesticarlo ne ucciderebbe la purezza o lo slancio vitale.

Quindi ben vengano queste aggressioni, queste ferite che mi lasciano senza fiato, che mi fanno palpitare. Senza memoria non sarei nulla.

Volevo fare la scrittrice!

Ho ritrovato un vecchio quaderno di quando avevo 9 anni, in un vecchio scatolone in soffitta. Appena aperto la calligrafia da bambina delle elementari mi è balzata davanti in tutta la sua infantile tenacia, l’ho sfogliato piano piano e mi sono accorta che già da allora amavo scrivere storie; pensavo che tutto quello che avevo scritto in età giovanile fosse andato perduto e invece eccolo lì, davanti ai miei occhi, un racconto vergato da una paffuta manina, pronto da leggere.

Si nota già la promessa di una mente vivace, anche se i riferimenti geografici e culturali lasciano a desiderare… non sapevo bisognasse fare ricerche prima di scrivere… avevo solo 9 anni!


titolo originale dell'opera

titolo originale dell'opera

C’era una volta Gigi, un orsacchiotto molto curioso e desideroso di crescere.

Un giorno scappò di casa prendendo con sè solo il necessario: un cappotto, una sciarpa, del cibo e un costume da bagno.

La sua prima tappa fu la Cina, dove mangiò il suscij* in un ristorante gestito da un coccodrillo e dove ballavano due splendide micette.

Passò la notte in un hotel chiamato Cin Cin.

La sua seconda tappa fu Mosca dove incontrò uno struzzo che gli disse :« Bienvenuto a Muosca friatuello».

E lui Gigi gli rispose: « Grazie, sei molto gentile, fratello». A mezzogiorno prese un treno che lo portò fino in Norvegia. E lì  fece una sosta fermandosi in un piccolo albergo. Alle quattro del pomeriggio prese una nave che lo portò in Groenlandia, dove giunse alla fine del suo viaggio e lì si sposò, si trovò un lavoro e visse felice e contento.

La moglie di Gigi con il neonato, a casa di Gigi, probabimente in Alaska (o in Groenlandia)

La moglie di Gigi con il neonato, a casa di Gigi, probabimente in Alaska (o in Groenlandia)

Quanti riferimenti anni ’90… inizio anni ’90. Si percepisce già la stoffa della grande scrittrice, non c’è dubbio… che pathos, che ambientazione poliedrica e poliglotta, notato lo struzzo? Aveva un  perfetto accento moscovita. Eh  già, dovevo proprio fare la scrittrice.

Elly

*Era scritto così… mi sembrava un peccato correggerlo.

Ora dic une poesie

Vorrei potere scrivere una poesia in onore della primavera ma non sono molto portata per i versi.

So fare solo quello del cane ma non ho molto successo nemmeno in quello.

Oggi sono felice: il cielo è terso, l’aria è limpida e della temperatura ideale per qualsiasi cosa si voglia fare all’aria aperta. Il tripudio colorato di fiori è una gioia per gli occhi e tutto ciò su cui si posa il mio sguardo ha un’aria gioiosa… i moscerini danzano nell’aria e il mio naso è tappato per i festosi pollini che attraversano il mondo in un turbine emozionale. Il mondo è pieno di promesse primaverili e io non so nemmeno scrivere una poesia!

Sigh!

Elly