L’ egocentrica danza dell’abbandono

Anche qui, a Bourges, il mio tempo è scandito dalla scuola; in questo caso, dalle vacanze scolastiche*.

La mia coinquilina è partita per una vacanza e io sono rimasta qui, nella Avaricum del 2014. Tutta baldanzosa e felice, forte del fatto che sto bene da sola e che amo la tranquillità, ho affrontato l’idea di questi giorni tutti per me con la serena convinzione che sarei stata benissimo.

Dopo alcune visite di amici e parenti italiani, che ho condotto con gioia alla scoperta della città, con cui ho mangiato e ho passeggiato in lungo ed in largo, mi sono ritrovata davvero sola soletta.

Ho scoperto con mia grande sorpresa, che non mi piace poi tanto la solitudine; o meglio: mi piace se so che qualcuno sta per tornare nell’immediato, se posso uscire con  qualcuno quando mi pare e piace oppure se posso contare sul fatto di incontrare (con grande probabilità) qualcuno che conosco, in giro. Venendo da un micro paese tutte queste possibilità sono più che consolidate, per me.

Dunque, alla fine di queste mini-vacanze mi ritrovo a fare i conti con una persona che credevo di conoscere ma che in realtà non coincide con l’idea che ne avevo: la me stessa di oggi.

La persona che ho scoperto di essere è molto molto lontana da quella che pensavo di essere. Fino ad ora non mi ero dovuta guardare dentro con cosi’ tanta attenzione e profondità, non ho mai avuto – o voluto trovarne- il tempo. Ma immagino che capiti a tutti prima o poi.

Non ricordo dove, ho letto una frase che mi è ritornata alla mente e che continua a rimbalzarmi nella testa:

Together Alone

Nel senso che, l’ho capito solo ora, la parte inalienabile della nostra intera vita è la solitudine. Anche quando siamo in mezzo agli altri. Anche quando siamo con il nostro amore. Siamo soli, sempre soli. L’unica differenza è che ce ne rendiamo meno conto, l’amore -e le relazioni in genere- ci regalano la serena inconsapevolezza della solitudine; ci alleviano le piaghe dello stare ripiegati su noi stessi, ci permettono di proseguire con gioia il nostro cammino perchè possiamo sempre ripescare nella memoria la carezza di una mano, il profumo di una stanza, il sapore di un bacio. E’ tutto li’, intorno a noi. L’incoscienza di questo dolore profondo e puro ci permette di costruire le nostre vite con ottimismo. Ma cosa accade quando si é costretti a farci i conti, con la solitudine? A causa di un lutto, di un abbandono, di un trasferimento… cosa accade, allora? Nel corso della vita ci sentiamo dire spesso “Ti capisco… so come ci si sente…” da chi cerca di confortarci e portarci sollievo. Sono frasi che abbiamo usato anche noi, con il medesimo proposito.

La realtà delle cose, pero’, è diversa. Non lo sa nessuno cosa sia la solitudine. E’ un dolore privato incondivisibile, un sentimento che non si puo’ descrivere totalmente perchè ognuno di noi lo riveste del proprio essere. La solitudine, come la gioia, sono regali preziosi che facciamo a noi stessi. Dobbiamo solo trovare la forza di concedercelo. E’ un cammino difficile, soprattutto perchè quando crediamo di avere capito, di avere raggiunto la consapevolezza dei sentimenti, siamo costretti a rivedere alcune idee, qualche convinzione e tutte le certezze.

Io, dal canto mio, devo solo trovare la forza per uscire dalla mia egocentrica danza dell’abbandono e tornare a mettermi in gioco.

E’ difficile.

Ma se non lo fosse che gusto ci sarebbe, in fondo?

*In Francia, ho scoperto con piacere che le vacanze scolastiche hanno una cadenza meno che bimestrale, in modo da intevallare l’anno e far riprendere fiato sia a studenti che professori. In compenso l’anno scolastico va dal primo settembre al trenta giugno, lasciando i soli due mesi estivi per gli esami ed i recuperi vari. Trovo questa concezione molto efficace e più produttiva: permette a tutti di darsi il tempo per riallinearsi e ricaricarsi un po’ perchè,  contrariamnte alle mie esperienze italiane, si lavora col cervello, con dinamismo  e col sorriso [ e quest’ultimo é più che richiesto].

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E’ Halloween

Per farvi gli auguri come si deve quest’anno, per la mia festa preferita, vi regalo una fetta di torta digitale preparata da una mamma nella scuola dove lavoro.

Vi dico solo che era una Sacher (ottima) con il vestitino di Halloween (e scusate se è poco)! Tutta fatta  da lei a mano.

Invidiatemi pure.

Buon halloween a tutti!

Domande a cui è meglio non rispondere…

Mio padre continua a sostenere che gli insegnanti hanno troppe ferie rispetto al lavoro che fanno, io continuo a ripetergli che, se è stato classificato come lavoro usurante un motivo deve esserci, oltre al fatto che (gli continuo a rispondere) solo chi non ha mai insegnato può conservare questa idea.

Ci sono miliardi di esempi con cui potrei supportare questo dibattito, ma oggi volevo scrivere un post divertente per scrollarmi di dosso tutti questi giorni di lavoro pesantissimo. Faccio una piccola premessa per chi non è mai entrato nell’ universo-bambino.

I bambini, oltre ad essere carini, urlanti (nella maggior parte dei casi ma non in tutte) e bisognosi di attenzioni, hanno qualche difficoltà a formulare le domande. Per esempio quando la maestra, dice:

Maestra: Bene bambini, ora, in pagina pulita,  ricopiate quello che scrivo alla lavagna. In corsivo minuscolo saltando una riga tra il titolo che scriverò in rosso e il testo che scriverò in bianco. Ci sono domande? Se sì alzate la mano…

prima mano alzata

M: Sì?

b1: Ma dobbiamo copiare dalla lavagna?

M: sì…

seconda mano alzata

b2: Ma il titolo va in rosso?

M: Mi pare di averlo appena detto…

terza mano alzata

b3: Ma in pagina pulita?

E via discorrendo.

Credo che la chiave di volta di tutta la questione è che ai bambini piace moltissimo fare domande, indipendentemente dal contenuto. Anche se, devo ammettere, le migliori vengono fatte durante i momenti di intervallo ed in mensa, quando sono più rilassati:

Ma come fanno a piangere le persone con gli occhiali?

Se tagli un albero sanguina?

[guardando la cartina politica dell’Italia] Maestra, ma se l’Emilia Romagna è gialla, come mai noi, guardando fuori dalla finestra non ce ne accorgiamo?

Ad perpetuam rei memoriam.