Midnight spring dream

When you’ll leave the red city

Every wall will fade away

In the warm wind we used to stay.

Towers and churches must join the ground

Whistling breeze, from where there’s no sound.

And there’s no if in when

For everything have to end.

Houses and streets, whole world

Tourning down

Haunted past for a feeling so vast.

Will you name a mountain after me?

Or a cliff, maybe?

I don’t know what to say

You’re flattering me

While you’re turning me away.

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Moby Dick

Noi siamo alla rappresentazione di  Moby Dick per vedere Giorgio Albertazzi. Principalmente ci siamo andati per vedere lui, poi per assistere alla trasposizione teatrale del romanzo di Melville.

Albertazzi l’abbiamo visto, la trasposizione del romanzo no.

Quello a cui abbiamo assistito durante l’ora e cinquanta (SENZA PAUSA!) è stata la versione di Moby Dick da parte del regista Antonio Latella, che dovrebbe essere l’anello di congiunzione tra il grande classico ed il pubblico, ma che è riuscito a far risultare il suo Moby Dick estremamente lungo e stremante. Come una caccia alla balena, probabilmente.

Gli attori sono stati eccezionali, davvero poliedrici e convincenti. Una gioia per gli occhi. L’unico problema è che non si è mai quagliato* durante questa oraecinquantasenzapausa… Sono state tagliate moltissime parti del Moby Dick di Melville e sono state aggiunti  brani dall’Inferno di Dante dall’Amleto di Shakespeare. Perchè!? Moby Dick è già un’opera completa, ricca di riflessioni e di metafore, non credo ci fosse bisogno di coinvolgere altri…

Probabilmente noi non eravamo ancora pronti per il Moby Dick di Antonio Latella.

L’unica cosa risultata chiara alla fine di tutto è che (chi aveva letto i romanzo lo sapeva già, ma la maggior parte del pubblico lo ignora) La Balena Bianca è in realtà un Capodoglio. E questo è tutto il succo del Moby Dick di ieri sera.

Balena

Balena

Capodoglio

Capodoglio

* Quagliare: fig., spec. in espressioni negative, giungere a una conclusione, a un risultato positivo: nonostante tutti i tentativi, le cose non quagliano. Da http://old.demauroparavia.it/89410,

Re Lear

Vedere Shakespeare a teatro è come assistere alla prima proiezione cinematografica dei fratelli Lumìere: sei quasi certo di essere inadeguato e sei preoccupato che il treno ti investa davvero.

La compagnia del teatro stabile di Genova ha allestito una rappresentazione meravigliosa della tragedia; dalle scenografie ai costumi, dagli attori alle luci di scena, tutto è stato magico e spaventoso allo stesso tempo. Gli attori sono stati eccezionali anche perchè, se ci si pensa bene, i dialoghi di William non sono poi così moderni. Ci sono stati degli aggiustamenti, certo, il fatto è che, però, nonostante parlassero Shakespirianamente, tutti gli attori sono risultati veri e credibili.

Un Re Lear bellissimo, assolutamente da vedere.