Dickens Dream [Il sogno di Dickens]

E così è arrivato un nuovo dicembre.

Si può dire che un altro anno è finito, passato, concluso, archiviato.

E, almeno che i Maya non abbiano davvero ragione, comincerà un 2013 all’insegna di sbattimento e super lavoro. I buoni propositi svaniranno con il primo lunedì di rientro. Gli addobbi verranno staccati e tutto tornerà grigio e spento.

Lo so che queste frasi non sono in tema con lo Spirito del Natale e che se Dickens fosse ancora qui mi bacchetterebbe le dita. Purtroppo non trovo che ci sia niente da festeggiare: la gente che era sfigata continuerà ad essere sfigata, chi si tirerà il collo continuerà a trottare come un mulo e chi ha sempre avuto la pappa pronta continuerà ad avere tutto facile. Così è la vita.

L’idea che il Natale possa cambiare qualche cosa secondo me, ormai, è definitivamente superata. La magia, lo spirito, i buoni propositi sono finiti in Cassa integrazione con gli operai.

La solidarietà lascia il tempo che trova: alleggerisce le coscienze dei ricconi e fa sentire pezzenti i destinatati.

Terremoti, inondazioni, scarsità di lavoro hanno portato il paese a un esaurimento psico fisico. State tranquilli, parlavo solo dei cittadini onesti.

Per questo, credo, bisogna trovare dentro di noi lo spirito del Natale e conservarlo tutto l’anno: perchè siamo solo noi gli artefici del nostro destino e credo che ognuno di noi debba sentire il peso e la responsabilità di dove stiamo andando tutti.

Quindi non auguro a nessuno “Buon Natale” con una pacca sulla spalla. Vi auguro, invece, di trovare la volontà ed il coraggio di saltare fuori da questa empasse, di capire cosa è che vale davvero nella vita e che bisogna che tutti ci rendiamo conto di avere dei doveri rispetto noi stessi e gli altri. 

Buon tutto a tutti.Immagine

E venne il giorno…

Evasione fiscale: da che pulpito!

di Piergiorgio Odifreddi, ven. 19 Agosto 2011

L’ottimo Massimo Gramellini, quello razionalista del “Buongiorno” mattutino su La Stampa (ce n’è anche un altro, per me meno ottimo: quello new age del romanzo L’ultima riga delle favole), ha posto un paio di giorni fa una domanda cruciale.

Il cardinal Sepe di Napoli aveva sollevato un’obiezione relativa allo spostamento della festività di San Gennaro alla domenica più vicina, sulla base della singolare scusa che l’abitudinario santo potrebbe finire col confondersi sul giorno del miracolo. Dopo alcune delle sue sempre divertenti osservazioni, Gramellini ha seriamente concluso così: “Ci piacerebbe approfittare della linea diretta per conoscere l’opinione del Santo anche sui 4 miliardi annui di esenzioni fiscali di cui la Chiesa italiana continua a godere persino su residenze e attività estranee al culto. Che sia questo il vero miracolo?”. Parole sante, verrebbe da dire.

Oggi il cardinal Bagnasco, che canta a Genova invece che a Napoli, ma sullo stesso spartito di Sepe, ha dichiarato papale papale (forse già sognando il prossimo conclave) a Radio anch’io: “Le cifre dell’evasione fiscale sono impressionanti”. E ha aggiunto: “Come credenti e comunità cristiana dobbiamo rimanere al richiamo etico che fa parte della nostra missione e fare appello alla coscienza di tutti perchè anche questo dovere possa essere assolto da tutti per la propria giusta parte”. Anche perchè, concludeva, così facendo “le cose sarebbero risolte”.

Dialogo fra sordi, si noterà. […]

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Dopo aver letto questo post, con cui mi trovo sostanzialmente in accordo, ho cominciato a chiedermi seriamente il perchè la Chiesa dovrebbe voler pagare le tasse allo Stato Italiano.

Questa domanda non ha ancora trovato una risposta positiva soprattutto considernado il fatto che (oltre le tasse varie) il Vaticano non “sponsorizza” nemmeno le proprie missioni. Per non andare lontano, un esempio banale: quando, nel lontano 1996 il terremoto colpì queste zone, crollarono molte chiesette di campagna ed i preti si ritrovarono a far messa nelle palestre. Nessun problema, dato che Dio è ovunque. Ma il 30% delle chiese in questione sono  state riparate esclusivamente con donazioni private e soldi provenienti dal Comune, le altre sono ancora lì che aspettano i soldi pubblici (o privati).

Per tornare alla questione iniziale, quindi, perchè la Chiesa dovrebbe sentire il bisogno di pagare qualcosa che è palesemente doveroso saldare ma che, fino ad oggi (finchè non siamo arrivati con l’acqua alla gola, per intenderci…) nessun governo ha sentito l’esigenza di “migliorare” ?

Non possiamo sempre ricorrere a dei tappabuchi dell’ultim’ora: qui in Italia troppe cose vengono fatte solo per rimediare costantemente a qualcos’altro di palesemente ingiusto, ma sempre e solo quando non si può nascondere la testa sotto la sabbia (cosa che riesce benissimo a tutti i politici). Ci affanniamo a trovare soluzioni a dei problemi miserabili per non affrontare davvero quello di cui abbiamo bisogno: un LAVORO che dia dignità, la sanità PUBBLICA, una scuola STATALE, che consentano alle persone di poter scegliere ciò che è meglio per il loro futuro.

Perchè la libertà non è il poter fare tutto quello che vogliamo ma il poter scegliere, ogni giorno e senza paura, il nostro futuro.