E venne il giorno…

Evasione fiscale: da che pulpito!

di Piergiorgio Odifreddi, ven. 19 Agosto 2011

L’ottimo Massimo Gramellini, quello razionalista del “Buongiorno” mattutino su La Stampa (ce n’è anche un altro, per me meno ottimo: quello new age del romanzo L’ultima riga delle favole), ha posto un paio di giorni fa una domanda cruciale.

Il cardinal Sepe di Napoli aveva sollevato un’obiezione relativa allo spostamento della festività di San Gennaro alla domenica più vicina, sulla base della singolare scusa che l’abitudinario santo potrebbe finire col confondersi sul giorno del miracolo. Dopo alcune delle sue sempre divertenti osservazioni, Gramellini ha seriamente concluso così: “Ci piacerebbe approfittare della linea diretta per conoscere l’opinione del Santo anche sui 4 miliardi annui di esenzioni fiscali di cui la Chiesa italiana continua a godere persino su residenze e attività estranee al culto. Che sia questo il vero miracolo?”. Parole sante, verrebbe da dire.

Oggi il cardinal Bagnasco, che canta a Genova invece che a Napoli, ma sullo stesso spartito di Sepe, ha dichiarato papale papale (forse già sognando il prossimo conclave) a Radio anch’io: “Le cifre dell’evasione fiscale sono impressionanti”. E ha aggiunto: “Come credenti e comunità cristiana dobbiamo rimanere al richiamo etico che fa parte della nostra missione e fare appello alla coscienza di tutti perchè anche questo dovere possa essere assolto da tutti per la propria giusta parte”. Anche perchè, concludeva, così facendo “le cose sarebbero risolte”.

Dialogo fra sordi, si noterà. […]

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Dopo aver letto questo post, con cui mi trovo sostanzialmente in accordo, ho cominciato a chiedermi seriamente il perchè la Chiesa dovrebbe voler pagare le tasse allo Stato Italiano.

Questa domanda non ha ancora trovato una risposta positiva soprattutto considernado il fatto che (oltre le tasse varie) il Vaticano non “sponsorizza” nemmeno le proprie missioni. Per non andare lontano, un esempio banale: quando, nel lontano 1996 il terremoto colpì queste zone, crollarono molte chiesette di campagna ed i preti si ritrovarono a far messa nelle palestre. Nessun problema, dato che Dio è ovunque. Ma il 30% delle chiese in questione sono  state riparate esclusivamente con donazioni private e soldi provenienti dal Comune, le altre sono ancora lì che aspettano i soldi pubblici (o privati).

Per tornare alla questione iniziale, quindi, perchè la Chiesa dovrebbe sentire il bisogno di pagare qualcosa che è palesemente doveroso saldare ma che, fino ad oggi (finchè non siamo arrivati con l’acqua alla gola, per intenderci…) nessun governo ha sentito l’esigenza di “migliorare” ?

Non possiamo sempre ricorrere a dei tappabuchi dell’ultim’ora: qui in Italia troppe cose vengono fatte solo per rimediare costantemente a qualcos’altro di palesemente ingiusto, ma sempre e solo quando non si può nascondere la testa sotto la sabbia (cosa che riesce benissimo a tutti i politici). Ci affanniamo a trovare soluzioni a dei problemi miserabili per non affrontare davvero quello di cui abbiamo bisogno: un LAVORO che dia dignità, la sanità PUBBLICA, una scuola STATALE, che consentano alle persone di poter scegliere ciò che è meglio per il loro futuro.

Perchè la libertà non è il poter fare tutto quello che vogliamo ma il poter scegliere, ogni giorno e senza paura, il nostro futuro.

Un capodanno danno ed un 2010…?

… E siamo ufficialmente entrati negli anni con le decine. E’ stato un 2009 duro per molti e, di certo, non ci sono state molte persone che hanno preso concretamente a cuore le sorti dell’umanità se non attraverso promesse false, programmi frignoni e serate mondane in cui si promettevano soldi per una causa benefica.

A proposito, lo sapevate? I soldi raccolti in quella edizione di Telethon, la maratona del mettiamoci l’animo in pace regalando un po’ di euro, sono stati sottratti alla ricerca per salvare l’ Alitalia che, tra parentesi, sta andando comunque male!

Mi chiedo cosa pensassero i nostri compaesani agli inizi del 1900, il nuovo secolo, il XX. Quali promesse e speranze avessero nel cassetto. Se adesso penso a cosa mi aspetta non riesco a vedere altro che un paese che si accontenta di spettacolini televisivi al limite della decenza intellettuale, persone che non si fanno domande e che godono della loro beata ignoranza.

Non guardo più la TV ma vorrei dire qui, e pubblicamente, che continuo a pagare la tassa, cioè il canone, anche se non vedo più una beata mazza di quello che passa per il piccolo schermo, se non attraverso internet, già filtrato, masticato e digerito da chi ha il coraggio di sfidare l’ebetismo indotto. Pago ancora il fottuto canone perchè è una tassa, e io le tasse le pago, anche se non hanno senso.

Che amarezza. Mi sento un pirla in  un paese di iscritti al MENSA.

Elly

L’estate sta finendo…

In realtà è già finita, basta guardare fuori dalla finestra. Quello che mi chiedo è:  e adesso cosa facciamo?

Abbiamo accantonato il problema “crisi” per tutta l’estate e adesso, che dovremmo tornare a lavorare ci sentiamo dire che il PIL è peggio del previsto, che il costo del denaro cala e che (in pratica) non c’è poi tutto quel lavoro che doveva esserci.

Va bene, ok.

Se fossimo tutti sulla stessa barca mi andrebbe anche bene. Però non è così.

C’è chi ha lo yacht e non si vergogna a metterlo in mostra dalle copertine patinate e c’è chi ha un barchino, anzi un pedalò.

Come la mettiamo?

Facciamo qualcosa di concreto o ci limitiamo, come sempre a lamentarci?

Io, personalmente non ho idea di cosa si possa fare per migliorare la situazione, e mi sento inutile. Sono qui che scrivo e penso a come trovare una risposta mentre mi amareggio sempre di più.

Sarà l’autunno.

Elly