Compensazione

Il nostro vicino di casa si è comperato una macchina graaande, molto nera e molto di marca. Io non m’intendo di automobili – è Andre l’esperto della famiglia – però mi faccio domande sulle persone. Tra ragazze capita ogni tanto di parlare di macchine e di solito la conversazione è questa:

– Hai visto quella?

-Quale?

-Quella lì, nera… quella grande!

– Ah, quella che è passata adesso facendo un casino infernale?

-Già, proprio quella. Secondo te è il caso di comperare una macchina così grande per stare in città? Chissà quanto inquina…

-Ah, sai… sarà compensazione.

-Già, sicuro.

Alla fine, per noi si riduce tutto a quello, per me (e la maggior parte delle mie amiche) se un uomo compera un’automobile grande, costosa ed ingombrante sta a significare che ha molte carenze – oppure solo una, ma grossa- da colmare.

Non concepiamo l’idea che qualcuno possa spendere decine di migliaia di euro per qualcosa che dovrebbe solo portarti in giro e tenerti al caldo d’inverno. Andre, per esempio non la pensa così, per lui le auto e le moto sono quello che per me rappresentano i libri: sono una passione, una gioia viscerale. Quando siamo in giro e vede passare una Ferrari o una Porsche (che per me restano l’auto rossa o l’auto nera)  si volta a guardarle come se passasse una top model con il culo perfetto.

Non so, probabilmente non è compensazione ma semplice ostentazione, resta il fatto che noi abbiamo una utilitaria e ci basta e avanza mentre il vicino ha già cambiato due auto (tutte e due graaandi e puzzolenti) ed è ancora single.

Elly

Apparati genitali

Io insegno in una scuola elementare per adulti; adesso, per la verità, la scuola elementare per adulti si è trasformata in scuola elementare per stranieri. Cosa ci si può fare, i tempi cambiano, si sa. Mi piace moltissimo il mio lavoro, ho avuto a che fare anche con bambini alle scuole d’infanzia ed elementari ma devo dire che mi fa sentire davvero utile lavorare con gli adulti stranieri, è soddisfacente sentire di poter concorrere alla loro integrazione. A scuola facciamo moltissime cose utili alla vita di tutti i giorni: impariamo le parole del supermercato, quello che serve per andare a pagare le bollette in posta, cosa succede dal gommista, insomma tutto ciò che la vita ci potrebbe presentare ed anche un po’ di pura grammatica italiana. Oltre ad essere dei perfetti studenti, educati e puntuali, mi chiamano “M’em” che sarebbe “Madam” in inglese oppure “Prof” ed io, così giovane rispetto a tutti loro mi sento davvero felice e onorata di ricoprire questo ruolo.

L’altro giorno, mentre proseguivo con le mie unità didattiche, ho aperto il libro (uno dei tanti che uso a seconda del livello delle classi) sul capitolo “SALUTE” dove c’era l’ospedale, il pronto soccorso e le parti del corpo. Tra le parti del corpo c’erano, ovviamente, anche gli apparati genitali con (ovviamente) relativo disegno inserito nel contesto maschile e femminile. Non so, in quel momento tutta la mia emancipazione, la mia libertà intellettuale ed i miei principi etici si sono accartocciati e dati fuoco; mi sono sentita un verme ed ho cominciato a pensare che mai e poi mai, MAI E POI MAI, avrei potuto insegnare quelle cose a persone più vecchie di me… e se capissero che sono imbarazzata? E se si sentissero a disagio loro? E nella loro cultura fosse peccato mortale parlare di queste cose? E se perdessi tutto il loro rispetto?

D’altra parte la scuola ha il dovere di insegnare queste cose… sì, ma ai bambini… loro li puoi sgridare se hanno una reazione irragionevole… come faccio io a sgridare uno/una che ha l’età dei miei genitori… e poi hanno tutti già dei figli… lo sanno… sì, ma non in italiano però! E poi! Dignità! Sei un’insegnante, è il tuo lavoro! Sono cose serie, insomma.

Io e la mia coscienza abbiamo discusso molto su questa cosa e ci stiamo ancora interrogando sul da farsi… forse gli lancerò le fotocopie sul banco e scapperò fuori dall’aula sperando che capiscano da soli… Vergongati, hai una laurea! Se non lo vengono a sapere da te, a chi possono chiedere? Ok, va bene… certo che messa così…

Elly