L’infinito in un quartiere

Oggi, mentre aspettavo Andre all’uscita di un palazzo, mi sono ritrovata per la prima volta a percepire l’idea di infinito: ero lì, seduta ad aspettare ed il quartiere attorno a me viveva, brulicava di suoni e di persone. Anche se per strada non c’era nessuno, eccetto qualche gatto che ficcava il naso, ho capito davvero che cosa volesse dire “infinito”.

E’ strano, perchè normalmente non mi è mai capitato di pensare a qualcosa senza confini e, impercepibile per definizione; per un breve, fugace istante, per una scintilla di tempo, ho sentito che il quartiere, la città, il mondo, sono popolati da milioni di persone che non potrò mai conoscere o vedere ma che, comunque, vivono intorno a me e respirano il mio stesso respiro. Persone impalpabili e con una vita segreta che conducono la loro solitaria ed indipendente esistenza a dispetto del mondo globale.

Strano in effetti… l’infinito me l’hanno insegnato in matematica alle superiori e fino ad oggi era un simbolo, un otto rovesciato che mi fissa dalla pagina quadrettata prendendomi un giro… adesso ho capito che l’infinito sono io.

Elly

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